La ninfa Filira ovvero il tiglio

Sono molti i viali adornati dagli odorosi tigli con i suoi fiori. Il tiglio è una pianta imponente, con una gran chioma che si staglia verso l’alto come un gran gigante dalle molteplici braccia. E’ un albero molto longevo e per questo è stato associato alla Longevità. Un tempo sotto la sua ombra si riunivano gli anziani dei villaggi e lì tenevano consiglio. Il suo nome botanico, Tilia cordata, deriva dal greco ptìlon, penna leggera, ala.

Nel mito greco si racconta che la ninfa Filira, figlia di Oceano, viveva nell’Isola del Ponto Eusino che porta il suo nome. Un giorno Crono si unì a lei ma, sorpreso dalla moglie Rea, si trasformò in uno stallone allontanandosi al galoppo. Qunado Filira ebbe partorito, si accorse che il divino neonato, Chirone, era un mostro, mezzo uomo e mezzo cavallo. Ne provò una tale vergogna che chiese al padre di essere mutata nell’albero che da allora portò in greco il suo nome.

Quanto al figlio, diventò un celebre guaritore grazie anche al potere che aveva ereditato dalla madre trasformata nell’albero dalle tante virtù medicinali: le sue foglie infatti hanno proprietà sedative e persino leggermente ipnotiche, un rimedio ideale per nevrosi e insonni. In Spagna il suo infuso, la tila, è popolare come la camomilla da noi.

In infuso o decotto cura le malattie dell’apparato respiratorio e dell’apparato digerente, dalle coliti alle gastralgie, dalle dispepsie alle esofagiti. Ma anche le altre parti dell’albero sono utili: dal libro, che si trova fra la corteccia e il legno e che gli antichi chiamavano philyra, si ricavano carta, stuoie, montature di corone e ghirlande. Dalla corteccia si ottenenvano una volta tessuti grossolani e soprattutto corde, ricavandone fibre tessili grazie alla stigliatura, un’operazione simile a quella applicata al lino e alla canapa.

Per il suo aspetto e il suo profumo, oltre al mito, il tiglio ha sempre ispirato la femminilità. In Persia, come racconta Erodoto, vivevano strani uomini-donna, gli Enarei, che Afrodite aveva privato della virilità perchè si erano permessi di saccheggiare il suo tempio ad Ascalona, in Siria, ma in cambio aveva concesso loro la facoltà di predire l’avvenire.

Praticavano la divinazione con una corteccia di tiglio: dopo averla divisa in tre strisce, davano responsi avvolgendo e svolgendo le strisce tra le dita. In realtà dovevano essere simili agli sciamani siberiani e giungevano tramite il travestitismo rituale a una vera e propria mutazione psicologica di sesso acquisendo poteri divinatori grazie alla comunione con la dea, testimoniata dall’uso rituale del suo albero.

Anticamente in Lituania, per ottenere buoni raccolti gli uomini sacrificavano alle querce, le donne ai tigli; e fra i Germani l’albero era sacro a Freia, la dea della fertilità. Nella leggenda di Filemone e Bauci, il marito si trasforma in quercia, tipico albero maschile, mentre la moglie diventa un dolce tiglio. Forse in ricordo di quella delicata storia d’amore e di venerazione per gli dei il fiore di tiglio è diventato il simbolo dell’Amore coniugale.

L’albero sacro a Filira venne anche considerato il protettore vegetale di una casta: per questo motivo, soprattutto nel XVII secolo, un viale di tigli alti come torri annunciava la presenza di u ncastello o di un palazzo.

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