Non svegliare l’italian che dorme

Ricordate le grandi manifestazioni? Io no. Sarà che è passata un’eternità, ma da un po’ di tempo a questa parte, nonostante tutto sia peggiorato rispetto a quando si scendeva in strada urlanti a rivendicare i diritti sanciti dalla Costituzione, non si muove foglia. Le sfilate pubblicitarie dei sindacati non teniamole in considerazione. Sono specchi per allodole. Non debbano ingannare. Ripercorriamo insieme alcune delle tappe di questo nuovo millennio che partono dal fermento giovanile e rivolta operaia per dissolversi improvvisamente, ma non casualmente in un silenzio assordante.

Le proteste
Partiamo da luglio del 2001, G8 di Genova. Governo Berlusconi. Migliaia di persone manifestano contro la globalizzazione voluta da un manipolo di individui senza scrupoli a discapito delle culture di ogni Paese e per cessare ogni conflitto armato. L’attenzione dal tavolo dei potenti si sposta (volutamente?) subito sugli scontri. Il 20 luglio muore un ragazzo di 23 anni, Carlo Giuliani. Centinaia di ragazzi furono feriti.

Il 21 luglio vengono massacrati un centinaio di ragazzi dopo l’irruzione nella scuola Diaz di quasi 500 agenti tra poliziotti e carabinieri. 93 arresti, 63 feriti, 3 ragazzi in prognosi riservata, un giornalista inglese finisce in coma. I ragazzi assaliti avevano la sola colpa di avere trovato ospitalità in una scuola predisposta per quello scopo. Successivamente, i responsabili accamparono le scuse più improbabili per giustificare l’accaduto. Furono condannati dopo i tre gradi di giudizio 25 agenti su 28 inquisiti responsabili del massacro e della falsificazione delle prove, tra i quali spiccano 7 dirigenti, con pene ritenute troppo leggere per la gravità dei fatti e per il colpevole ritardo. Uno di questi, Giovanni De Gennaro, alla sentenza della Cassazione, era sottosegretario nel Governo Monti. Ora è presidente di Finmeccanica. Una promozione per aver contribuito alla “macelleria messicana”. Non male.

Novembre 2003. Governo Berlusconi. Tutti in piazza a manifestare contro i tagli del finanziamento alla scuola e il depauperamento qualitativo dell’istruzione (che raggiunge l’apoteosi con l’inserimento del 3+2 nella maggior parte delle Facoltà) presente nella riforma scolastica redatta da Letizia Moratti ( una semplice esecutrice), oltre che protestare per la precarizzazione del lavoro. Milioni di persone contestarono. Erano quasi tutti lì e promettevano di resistere. Vediamo fino a quando.

Ottobre 2008. Governo Berlusconi. Tutte le sigle sindacali e le varie associazioni si aggregano alla protesta di studenti e personale scolastico contro la Riforma Scolastica del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (altro soldatino con la capacità decisionale di un neutrino intrappolato in un tunnel, con rispetto parlando per il neutrino) che riproponeva il maestro unico e gli immancabili e indispensabili ulteriori tagli all’istruzione (per ora nelle scuole resistono banchi e sedie, ma ci siamo giocati tetti, carta igienica e materiale didattico).

Ottobre 2010. Ancora Governo Berlusconi. Sempre in piazza per il ddl (disastro di legge, n.d.a.) 133 a firma Gelmini che diventerà attuativo a Novembre dello stesso anno. Scoppia la protesta. Scattano arresti a casaccio per dare un segno dello strapotere dello Stato. Infiltrati con caschi neri, erroneamente associati a Black block, si insinuano nelle manifestazioni, creando il caos e lasciando i cortei prima dell’intervento degli agenti che arrestano coloro che manifestavano pacificamente.

Febbraio 2013. Elezioni politiche. PDL, PD e M5S arrivano con quasi le stesse percentuali in Parlamento. Il PD è incaricato di formare il governo. Si costituiscono le larghe intese. Si trovano su tutto, dopo anni a farsi la guerra tra talk show e dichiarazioni. Ufficialmente per dare governabilità (codesta parola l’ho già sentita… ), realmente per escludere l’outsider, imprevisto come un riccio negli slip. Il gioco riesce.

La scuola è sempre più mortificata nella sua funzione. Il lavoro sempre più precario. L’Italia sempre più indebitata. Si aspettano riforme che tardano a palesarsi, quasi come se fossero entità ectoplasmatiche che, di tanto in tanto, visitano Montecitorio. Arriva la ricapitalizzazione delle banche per un totale di 7,5 miliardi di soldi pubblici. Si condonano 98 miliardi ai concessionari di slot machines. Equitalia è sempre più attiva, soprattutto nel numero di suicidi provocati. Nessuno protesta. Non si muove foglia. Perché?

I social. Si è più informati, ma meno attivi. E in strada, scendono i soliti quattro sfigati. La ribellione, gli altri, la fanno a colpi di clic. Il cambio di bandiera. Se non c’è Berlusconi, non ci sono striscioni. Potrebbe essere un nuovo slogan, ma è la semplice constatazione di ciò che avviene. Dalla costituzione del Partito Unico PD-PDL, nessuno più, oltre ai simpatizzanti dell’outsider, è sceso in piazza.Ma neanche in cortile, sul pianerottolo, in salotto. Niente. Il vuoto assoluto, nonostante le scelte sconsiderate del governo.

I media. Dopo la mano leggera sui governi Berlusconi, assistiamo ad un appecoronamento totale con inchino a 90° sempre più progressivo verso i 3 premier del PD che si susseguono nell’arco di 1 anno. Notizie talvolta false, talvolta oscurate.

“L’Italia, e non solo l’Italia del Palazzo e del potere, è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: “contaminazioni” tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti “. – Pier Paolo Pasolini

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