La notte dedicata alla ricerca – Il punto della situazione tra dati ISTAT, stand e musei

Firenze, 26 Settembre 2014. La notte europea dei ricercatori fiorentina (giunta alla III edizione), dal titolo “La via del Sapere dall’Orto Botanico al Conservatorio”, apre al pubblico con stand espositivi e laboratori interattivi.
Siamo nel cortile del rettorato, in Piazza S. Marco,4. Alcuni ricercatori illustrano il loro lavoro mediante proiezioni al PC di dati e immagini, altri, come gli archeologi, mostrano reperti rinvenuti dalle loro ricerche.

Il percorso offre ai visitatori banchini espositivi di Etruscologia e antichità italiche, reperti archeologici del SAGAS (Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo) con scritture incise su pietra risalenti al 2300 a.c., ricerche sull’origine del senso estetico, sulla percezione riflessa, un’esposizione della fototeca dei storici dell’arte, il laboratorio sulle trasformazioni sulle nuove patologie sociali (in primis, la dipendenza dal gioco d’azzardo, per il quale è stato lanciato lo slogan “non fare il pollo”).

Proseguiamo la nostra visita degli stand e ci imbattiamo su un lavoro molto interessante. Ad illustrarcelo è la ricercatrice Chiara Lapucci del Consorzio Lamma (Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile). Il “Plastic Pelagos” è uno studio dell’inquinamento da plastiche nel Mar Mediterraneo (operazione iniziata nel Mar Ligure) , in collaborazione con l’Università di Siena e l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), partito l’8 Settembre. Consiste nel monitoraggio marino di micro e macroplastiche. Come precisa la dott.ssa Lapucci, il recupero di microplastiche risulta difficoltoso, rispetto a quelle grandi. Per lo scopo, sono utilizzati dei retini a maglie fitte. Inoltre, questi piccoli detriti distaccatisi da materiali di dimensioni maggiori, si ritrovano, poi, negli organismi che costituiscono la fauna del Mediterraneo, come risulta dalle biopsie effettuate.
Un lavoro da seguire con attenzione perché potrebbe dare l’esatta misura dell’inquinamento da plastica nel bacino mediterraneo.

Sono presenti anche il DISPAA(Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente), SCIFOPSI (Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia), la scuola di specializzazione di Medicina dello Sport del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, il LENS (Centro di Ricerca Interdisciplinare), il CERM (Centro di Risonanze Magnetiche). Alla fine dell’itinerario, ci sono i laboratori. Quello di chimica illustra come ottenere una cartina tornasole fai da te, immergendo le strisce di carta in un liquido composto da sugo di cavolo rosso. Si imbeve, poi, la cartina della sostanza della quale vogliamo misurare il pH e compariamo la colorazione ottenuta con quella classica della cartina tornasole, ottenendo l’indicazione sull’acidità della sostanza misurata. Accanto allo stand di chimica, la magia degli effetti ottici, con ologrammi, tecniche per ingannare la mente sulla profondità di un oggetto, la proiezione su un piano diverso di oggetti (tre conchiglie) posto al centro di due coperchi riflettenti e una scatola dove la lente inverte ciò che si vede.

Terminato il tour in cortile, ci dirigiamo verso il museo di Geologia e Paleontologia e poi verso quello di Mineralogia e Litologia, dove è stato possibile usufruire di visite guidate gratuite e molto coinvolgenti.
La serata prevede anche un aperitivo prima del talk show dal titolo “Chi ricerca trova” al quale prendono parte, tra gli altri, Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, e Dario Nardella, sindaco di Firenze.
Abbiamo deciso di disertare il teatro del “pour parler”, in quanto occasioni di pubblicità politica. Fingere di tenere in seria considerazione i problemi che la ricerca italiana presenta, senza conoscerli, non porta a nessuna soluzione.
Gli investimenti effettuati dall’Italia nel settore confermano come le parole di esponenti politici siano, come si suol dire a Firenze, solo “fuffa”.

Leggiamo i dati Istat del 2011. “L’unico settore a mostrare una crescita della spesa per R&S (Ricerca e Sviluppo, n.d.a.) è quello delle imprese (+2,3%); nelle università la spesa registra una variazione nulla, mentre diminuisce nelle istituzioni private non profit (-6,8%) e nelle istituzioni pubbliche (-1,3%). L’incidenza percentuale della spesa per R&S sul Prodotto interno lordo diminuisce lievemente nel 2011, passando dall’1,26% del 2010 all’1,25% (ergo si investe di meno).”
Dal sito di Confindustria, “la commissaria europea per la ricerca e l’innovazione Maire Geoghegan-Quinn, ricevuta dall’allora presidente del Consiglio Mario Monti, ha detto senza mezzi termini che il nostro paese non investe a sufficienza nel settore. L’Italia è «un paese moderatamente innovatore. Apprezzo che abbia posto un obiettivo dell’1,53% nell’ambito di Europa 2020, ma con un così forte potenziale in termini di creatività e di ricchezza culturale, penso che possa essere più ambiziosa. C’è una forte correlazione tra investimenti accurati e ripresa economica: i paesi che hanno investito di più in ricerca, sviluppo ed educazione stanno affrontando meglio la crisi>>, conclude”.
Mario Monti ha fatto tesoro delle sue parole e nel suo breve, ma sanguinoso mandato, ha tagliato 51 milioni di euro destinati a Ricerca e Sviluppo. Che asso!
Attualmente, l’Italia investe, nel settore, meno dell’1,25% del proprio PIL. Risulta al 16° posto in Europa. I Paesi che comprendono meglio l’importanza della R&S sono Germania, Danimarca e Finlandia che hanno conseguito un investimento pari al 3% del proprio PIL e, come succede per chi punta sull’innovazione, sono le nazioni che non risentono della crisi internazionale.

Abbiamo intervistato il Delegato della Comunicazione del Rettore, Carlo Sorrentino.
IU – Buonasera. Come ritiene la risposta del pubblico a questa manifestazione?
S -Beh, sicuramente la scienza, dalla maggior parte delle persone, è vista come una disciplina noiosa, nonostante sia protagonista del nostro quotidiano. con questi stand, speriamo di riuscire a suscitare un interesse maggiore verso i diversi campi scientifici.
IU – Quali sono le novità di questa edizione?
S – L’interdisciplinarietà tra i vari dipartimenti e, rispetto al passato, ci sono sempre più donne che si dedicano alla ricerca.
IU – Come vede la situazione della Ricerca Italiana?
S – Il mercato della ricerca non favorisce rendite economiche. Purtroppo, questo campo non viene visto come sistema strategico, anche per la mancanza di competenza da parte di chi si occupa del settore in ambito politico.
IU – Quindi, non vede futuro nella ricerca in questo Paese?
S – Nonostante le poche risorse a disposizione, c’è, comunque, ancora molta richiesta di ricercatori, soprattutto da parte dei privati. Il numero di ricercatori risulta risicato.
IU – Quali potrebbero essere delle soluzioni per dare più valore alla ricerca?
S – La costituzione di una rete internazionale di ricercatori che impedisca la fuga di menti nostrane. Combattiamo per non diminuire il numero degli scienziati che si occupano di R&S.

“Mentre le scienze matematiche e fisiche portano l’uomo sulla luna, quelle giuridiche ed economiche lo portano in galera” – Carl William Brown

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