Quella vita che non vale un corno, SOS rinoceronti

Se il rinoceronte potesse scrivere una lettera, immagino che reciterebbe così nelle sue prime frasi: «Cari uomini, ma perché mai volete privarmi del mio corno, per frantumarlo in polvere? Sapete di che cos’è fatto? Della stessa sostanza delle vostre unghie, dei vostri capelli, non è altro che cheratina, una semplice proteina. Credete che della cheratina vi possa far guarire da un tumore? Credete che della cheratina alimenti istinti afrodisiaci? Bene un frullato di una vostra ciocca di capelli vi potrà rendere felici e contenti, ma vi prego, lasciatemi vivere», firmato le cinque specie di rinoceronte che abitano sul pianeta.

La terra dei fuochi si chiama Zimbabwe e Sudafrica e il traffico del corno nel 2013 è valso dai 63 ai 192 milioni di dollari (Dati UNEA). In Sudafrica nel 2000 il bracconaggio uccise 6 rinoceronti, nel 2013 la quota è oltre 1000. Non si tratta del contadino disperato che cerca di farsi un po’ di soldi, ma dietro il commercio illegale di natura vi sono regie occulte di un bracconaggio altamente specializzato: 213 miliardi di dollari, il giro d’affari annuale dei crimini ambientali. I soldi finiscono in tasca di criminali implicati in guerre e terrorismo, arricchendo pochi e deprivando intere economie di paesi in via di sviluppo. Paesi che vedono nel turismo verde dei loro parchi, uno dei pochi sbocchi per crescere per davvero.

Un blocco di cheratina costa più dell’oro, costa più della cocaina (95mila dollari al kg contro i 91600 kg della polvere bianca), costa meno del sangue degli animali, costa meno del sangue dei rangers dei parchi nazionali.
I rinoceronti sono la fantasia dei bambini, un mondo senza le grandi specie animali è un mondo più povero, è un mondo dove quello che è realtà diventa sogno perché perduto per sempre.
I rinoceronti sono quelle tessere del mosaico della natura, sono gli attori degli spazi selvaggi di cui abbiamo bisogno, come recitava l’accorato appello di Wallace Stegner perché “questi ambienti selvaggi, possono aiutarci a mantenere l’equilibrio mentale, sono parte della geografia della speranza”.

La biodiversità dei rinoceronti in Africa è rappresentata da due specie: il rinoceronte nero (Diceros bicornis, 3600 esemplari contro i 70mila degli anni ’60) e il rinoceronte bianco (Ceratotherium simum, 15mila contro gli 80mila di un secolo fa). In Asia esistono invece tre specie: rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis 2000 individui), il rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus sondaicus , 40 individui) e il rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis, 300 individui).

Vi erano anche due sottospecie del rinoceronte di Giava, quella del Vietnam (Rhinoceros sondaicus annamiticus) nel 2010 l’abbiamo salutata per sempre, una pallottola di troppo l’ha condannato all’oblio, al buco nero dell’estinzione; l’altra sottospecie quella del Myanmar e Bangladesh (Rhinoceros sondaicus inermis) si è estinta nel 1925. Delle quattro sottospecie di Rinoceronte nero, il 7 luglio 2006 la variante dell’Africa occidentale è stata dichiarata ufficialmente estinta dalla IUCN. Delle due sottospecie di rinoceronte bianco, quella settentrionale sembrerebbe estinta allo stato selvatico, restano solo 8 esemplari in cattività negli zoo.

Dovremmo aggiornare la frase di Einstein: “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata” e l’Homo sapiens sapiens ha pensato bene di distruggerla.
E’ un’autostrada della criminalità che parte dai polmoni verdi africani e giunge fino al Vietman e alla Cina. Reciso il corno, l’animale agonizzante per ore, lascia l’ultimo suo respiro. Il corno nel sudest asiatico diventa amuleto miracoloso per cancro, impotenza, postumi da sbornia, influenza.

Se si continuerà con lo stesso trend dell’ultimo periodo – 1 esemplare ucciso ogni 18 ore – in soli 28 anni saranno estinti nel loro habitat naturale.
A guardare oggi questo mondo ci si chiede se il rinoceronte antenato, comparso 50 milioni di anni fa nell’Eocene medio, avesse potuto scegliere, beh di sicuro non avrebbe avuto dubbi e avrebbe scelto per un muso senza corno.

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