Sarà recessione anche quest’anno, lo afferma Confindustria

Che l’economia va male lo sappiamo già, che la ripresa si farà attendere anche, ma le previsioni peggiorano ancora. Il Centro Studi di Confindustria ha dato la mazzata finale con le stime sul Pil: nel 2014 calerà dello 0,4% contro il +0,2% calcolato a giugno scorso. E le stime per il 2015 sono dimezzate: il recupero ci sarà, ma il pil crescerà solo dello 0,5% (dal +1% precedentemente stimato). L’occupazione e l’andamento dei prezzi non vanno certo meglio. Il mercato del lavoro, in Italia, resta infatti debole: sono 7,8 milioni le persone a cui manca il lavoro, totalmente o prazialmente.

“Pesano le pressioni deflazionistiche che piegano all’ingiù la dinamica dei prezzi”, spiega il Csc. Parlaimoci chiaramente, i prezzi al consumo aumenteranno dello 0,3% quest’anno e dello 0,5% il prossimo, questa è la stima. Secondo il rapporto i consumi delle famiglie sono visti in aumento in entrambi gli anni +0,1% nel 2014 e +0,5% nel 2015, mentre gli investimenti calano ancora nel 2014 (-2,3%) e ripartono nel 2015 (+0,8%), con l’1,4% dei macchinari e dei mezzi di trasporto. Anche l’occupazione è prevista di nuovo in discesa quest’anno (-0,6%), per poi risalire il prossimo +0,2%; il tasso di disoccupazione rimarrà stabile ai livelli già raggiunti all’inizio del 2014 (12,5%).

Facendo un’analisi ‘qualitativa’ della situazione economica per questo mese di settembre, secondo Confindustria “rimane un rebus, che il tempo presto risolverà, capire se le misure espansive adottate dal governo prima dell’estate siano efficaci”. L’obiettivo della Legge di Stabilità dovrebbe essere di “rafforzarle operando su cuneo fiscale e investimenti pubblici e privati”. Secondo gli economisti di viale dell’Astronomia, “occorre un’azione più decisa su tutte le leve di politica economica: moneta, credito, bilancio pubblico, cambio, riforme”.

Quanto agli impegni già presi, Confindustria stima che la Legge di Stabilità 2015 dovrà recuperare risorse per finanziare una serie d’impegni già previsti: per il 2015 restano da reperire 15,9 miliardi, 21 miliardi per il 2016 e 25,6 per il 2017. “Si tratta di somme consistenti”, osserva il Centro Studi, “che i tagli di spesa indicati nell’ambito della spending review (17 miliardi nel 2015 e 30 nel 2016), al netto di quelli già deliberati, non sono, per l’anno prossimo, sufficienti a coprire”. Secondo il Csc “è perciò elevato il rischio di coperture più tradizionali”, come l’aumento delle tasse o i tagli lineari. Quest’anno, in ogni caso, il deficit/Pil è visto al 3%, poi al 2,9% nel 2015, mentre il debito pubblico salirà al 137% quest’anno dal 132,6% del 2013 per portarsi al 137,9% il prossimo anno.

Parlando invece di riforme strutturali, la priorità va a quella del mercato del lavoro: “Il fulcro delle riforme economiche resta il mercato del lavoro, nei vari aspetti: flessibilità, semplificazione delle procedure, ammortizzatori contro il rischio di disoccupazione, cuneo fiscale-contributivo, dinamica retributiva, formazione”. Il lavoro “è il perno del funzionamento di ogni sistema economico. Tutto ciò che ne facilita l’impiego e che ne arricchisce le competenze – spiega il Csc – aumenta il potenziale di sviluppo, anche civile, della società. Così si aiuterebbe, inoltre, ad arrestare l’emigrazione di giovani verso l’estero; decisione che depaupera il capitale umano”.

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