Riciclo della plastica, dalla ricerca un contributo significativo per la tutela dell’ambiente

Il riciclo della plastica, nonostante l’impatto della crisi, continua a crescere e dalla ricerca arriva una nuova modalità per svilupparlo e implementarlo in maniera sempre più scientifica.

I ricercatori del Dipartimento di Chimica della Ludwig Maximilians Universität (LMU) di Monaco di Baviera coordinati dal professore Heinz Langhals hanno sviluppato una tecnica che prevede il riconoscimento automatico dei componenti polimerici sfruttando la fluorescenza intrinseca di questi materiali, indotta da foto-eccitazione. Ma come funziona? “Le plastiche – spiegano i chimici – emettono luce fluorescente quando esposte a brevi lampi di luce e l’emissione decade con il tempo in un modello distintivo. Pertanto, la durata della loro fluorescenza è estremamente caratteristica per ogni singola tipologia, e può servire come un’impronta digitale per l’identificazione”.

Dal team di ricerca fanno sapere che “il problema dei rifiuti può essere risolto solo con mezzi chimici, e il nostro processo può dare un contributo significativo alla tutela dell’ambiente, perché rende lo smistamento automatizzato, fattibile”. Infatti, l’utilizzo della fluorescenza consente l’identificazione e lo smistamento di 1,5 tonnellate di plastica ogni ora.

In Italia il riciclo della plastica va oltre la crisi e cresce dell’11%

Secondo Corepla, nonostante la contrazione del quantitativo di imballaggi immessi al consumo, nel 2013 sono state raccolte oltre 768.000 tonnellate di imballaggi in plastica (+11% rispetto al 2012). Un primato notevole sia per il comparto che per i 7.325 Comuni che hanno avviato il servizio di raccolta, da attribuirsi soprattutto a due fattori: il decollo della raccolta in zone storicamente difficili come il Mezzogiorno e l’ulteriore aumento anche tra “i primi della classe” (ad esempio, il Veneto è passato da 18 a 20 kg circa per abitante).

Il dato medio nazionale di raccolta pro capite passa da 11,6 a 12,9 kg annui per abitante. Nel Nordest si registra la raccolta più alta di tutta Italia (in testa il Veneto con 20,1 kg l’anno per abitante); seguono il Nord-ovest (Piemonte e Lombardia tra i 16 e i 16,3 kg) e il Centro (Marche 16,3 kg) e poi Sud e Isole, guidate dalla Campania con 14 kg annui per abitante. Fanalini di coda Calabria e Sicilia. Il dettaglio Regione per Regione è in calce.

Sono 7.325 i Comuni serviti e oltre 57 milioni i cittadini coinvolti, pari al 96% del totale. Nel 2013 sono stati 197 i milioni di euro riconosciuti dal Consorzio ai Comuni o ai loro operatori delegati, a copertura dei maggiori oneri sostenuti per l’effettuazione dei servizi di raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. L’immesso al consumo 2013 degli imballaggi in plastica è risultato pari a 2.043 KT (51% imballaggi rigidi, 41% imballaggi flessibili e 8% imballaggi di protezione/accessori). Tra i polimeri più utilizzati: il polietilene (PE), il PET, il polipropilene (PP).

Sono 430.000 le tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica provenienti dalla raccolta differenziata riciclate nel 2013. A questa cifra vanno aggiunti i quantitativi di imballaggi in plastica riciclati da operatori industriali indipendenti provenienti dalle attività commerciali e industriali pari a 360.000 tonnellate, per un riciclo complessivo di circa 790.000 tonnellate. Una crescita per l’intero settore dunque, che vede coinvolte 300 imprese ed oltre 2.000 lavoratori.

Secondo uno studio promosso dal Gruppo Sanpellegrino all’Istituto Althesys dal 2000 al 2010 l’adozione di politiche di riciclo degli imballaggi in plastica ha portato all’Italia benefici complessivi – economici, sociali e ambientali – stimati in 2,7 miliardi di Euro.

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