Riscoprire la lentezza, un beneficio a favore del cervello

Conoscerete di certo il vecchio adagio “la fretta è una cattiva consigliera”, a mio parere, niente di più vero. Doversi adeguare a tempistiche sempre più veloci, stare al passo con i cambiamenti continui che il moondo subisce non è facile e nemmeno salutare. Il cervello regola i nostri comportamenti, ma è ci è stato dato come maccina lenta, che ha bisogno dei suoi tempi nell’elaborazione dati. Siamo noi che viviamo nell’incubo della lentezza che associamo all perdita preziosa di tempo o peggio ad un difetto di intelligenza.

Il professor Lamberto Maffei, presidente dell’Accademia dei Lincei ed ex direttore dell’Istituto di Neuroscienze richiama la nostra attenzione alla lentezza e lo fa attraverso un piccolo libro “Elogio della lentezza”, edizioni Il Mulino, in libreria in questi giorni. Una piccola guida all’esplorazione dei meccanismi cerebrali che inducono all’eccessiva velocità ed elogia i vantaggi del pensiero lento, di un pensiero che assecondi i tempi naturali della macchina, il cervello appunto.

«Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione» scrive Maffei. E aggiunge: «La netta prevalenza del pensiero rapido, a partire da quello che esprimiamo attraverso l’uso degli strumenti digitali, può comportare soluzioni sbagliate, danni all’educazione e perfino al vivere civile». Immaginate una corsa di mezzofondisti. All’improvviso tutti accelerano all’impazzata, come se potessero immediatamente tagliare il traguardo, e uno solo resta indietro, isolato nel suo sgomento: quelli che corrono senza freni siamo noi, con la nostra velocità fuori dalla portata del nostro organismo umano; chi finisce in fondo è il cervello, che continua a funzionare con i suoi tempi.

Direi che ciò che ci stimola a fare il professor MAffei è da prendere in seria considerazione, e per quanto mi riguarda io lo faccio da sempre, per me la lentezza è un valore fondamentale, la medicina della vita. Prendiamoci una pausa dallo stress digitale che ci bombarda ogni giorno: e-mail, sms, tweet. Le macchine sono una cosa, il nostro cervello è ben altro. Se il corpo, come raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha bisogno di almeno 5mila passi, lenti, al giorno, la mente rischia il black out con l’eccessivo sovrapporsi di decisioni troppo rapide e si rischia di fare le scelte sbagliate. E’ anche un principio della Psicopittografia: di fronte ad un qualunque problema è necessario non sovraccaricare eccessivamente il cervello alla spasmodica ricerca di una imminente soluzione.

E’ nell’attimo del respiro profondo che c’è il riconoscimento del valore della lentezza che, allo stesso tempo, riesce a farci ascoltare le ragioni degli altri prima di esporre le nostre. Solo questo ritmo, non sottoposto alla pressione di continui strappi, porta al vero dialogo ed a una vera ricerca di reciproca conoscenza.

E’ grazie alla lentezza espressa attraverso l’uso del cervello, la macchina lenta, sviluppa la creatività. Pensate ai filosofi, a ciò che il loro lento pensare ha prodotto, ai letterati e alle loro opere, agli artisti…. Lo scrittore Luis Sepùlveda, autore di una straordinaria favola intitolata Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, arriva perfino ad attribuire alla lentezza il valore di un comportamento di rottura, di un gesto rivoluzionario. «E’ una nuova forma di resistenza, in un mondo dove tutto è troppo veloce. E dove il potere più grande è quello di decidere che cosa fare del proprio tempo» dice Sepùlveda.

Forse proprio per il fatto di essere diventata merce rara, la lentezza negli ultimi anni ha sollecitato diversi libri, dibattiti, incontri. Esiste la giornata mondiale della lentezza, 13 maggio, ed è molto attiva in Italia l’associazione Vivere con lentezza che promuove questo stile di vita in contrapposizione con i ritmi frenetici della nostra agenda quotidiana. E’ stata creata da Bruno Contigiani, un personaggio singolare per formazione e storia professionale: ha studiato in uno dei templi della velocità in versione accademica (la Bocconi), ha lavorato in aziende dove certo la lentezza non è prevista (dall’Ibm alla Telecom), e poi ha deciso di dedicarsi alla sua nuova missione. Diffondere il piacere, il senso della lentezza.

Tra le cose di cui parla l’associazione ci sono anche alcuni “comandamenti” che possono essere utili nel tentativo di affrontare, con piccoli gesti, la battaglia del gigante Davide (la velocità) contro Golia. Per esempio: se fate la fila, in un supermercato, davanti a uno sportello di banca, in un locale pubblico, non cedete alla tentazione della rabbiosa insofferenza, e approfittatene piuttosto per fare una nuova conoscenza, o ascoltare una storia.

Per quanto possibile, non guardate troppo spesso l’orologio, non tentate di coinciliare troppe cose in una sola giornata o in poche ore, e tanto meno non fate più cose contemporaneamente, finirete per farle male. Cancellate dal vostro vocabolario la locuzione “non ho tempo”. Anche perché non è vero, e la lentezza è un alleato più grande e forte di quanto non si possa immaginare, il pensiero lento e la calma contemplativa ci fanno arrivare scalare vette che per molti possono solo essere un miraggio. Lo sapevano bene i nostri antenati latini che in due sole parole racchiudevano una filosofia intera: Festina lente.

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