Il ritorno dell´Ibis eremita, una ragione per la speranza – video

I volontari si sono sostituiti alle loro vere “mamme pennute” . Poi, con i ricercatori austriaci è partito il volo controllato per guidare gli ibis eremita verso le aree di svernamento mediterranee e sub-sahariane. Grazie anche alla collaborazione del WWF , che da anni ospita questi straordinari uccelli e tutta l’equipe dell’associazione asutriaca Waldrappen nell’Oasi della Laguna di Orbetello, in provincia di Grosseto.

“La collaborazione con zoo europei che detenevano alcuni esemplari in cattività è stata fondamentale per mettere a disposizione le uova di questi uccelli che sono state amorevolmente “covate” grazie a delle incubatrici. I piccoli sono stati successivamente allevati a mano dai volontari, che si sono sostituiti alle loro vere mamme pennute, insegnando loro anche a volare grazie all’utilizzo di speciali ultraleggeri” sottolineano gli esperti dell’associazione Waldrappen. Il viaggio è stato filmato da un team televisivo in elicottero.

Dal “Diario di bordo” dei ricercatori

“Il 28 agosto è iniziata la migrazione guidata dall´uomo con 14 uccelli. Per la prima volta il i genitori adottivi hanno guidato i nuovi nati sopra le Alpi.. Il primo tratto di 269 km, a 2.450 m di altezza massimale ha portato gli ibis fino al campo di aviazione presso Nötsch im Gailtal. A causa del vento contrario, questa prima tappa è stata particolarmente difficile. Lo stesso giorno il viaggio è proseguito con la seconda tappa di 301 km, sorvolando Venezia e fino a Adria. Il 30 agosto è stato attraversato l´Appennino per raggiungere la Toscana (153 km in 2 ore e mezza). Il maltempo ha reso necessaria una sosta di alcuni giorni a nord di Firenze.

Il 4 settembre, l´ultima tappa. Un forte vento ha condotto il gruppo fino a 105 km/h, di gran lunga superiore rispetto alla velocità degli ultraleggeri e degli stessi uccelli (circa 40 km/h). Dopo 3 ore e mezza circa (221 km) gli Ibis hanno raggiunto l’Oasi WWF Laguna di Orbetello. Si è dovuto intervenire solo su qualche individuo smarrito.

“I voli fino a 301 km di distanza e 2.450 metri di altitudine sono un record finoora ineguagliato. Inoltre, le rotte di volo di ogni uccello sono state registrate dai registratori GPS, che hanno raccolto 85.000 dati per ogni individuo” sottolineano i ricercatori austriaci.

“Speriamo che durante il loro viaggio non avvengano altri atti di bracconaggio – sottolinea il Responsabile delle Oasi della provincia di Grosseto, Fabio Cianchi – come spesso purtroppo già accaduto nei cieli italiani”.

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