La Scuola: l’ultima risorsa di questo Paese

È iniziato un altro anno di scuola. Già mancano fogli e carta igienica. Sarà il caso di avvertire i genitori per comprarla e portarla a scuola. Altrimenti,si potrebbe prospettare un anno di fisiologiche secrezioni rettali non correttamente contenute.

Indipendentemente dalla carenza di articoli sanitari necessari, la scuola parte peggio di com’è finita. A luglio, sono stati stanziati 1 miliardo e 94 milioni di euro per l’edilizia scolastica che si scompone in interventi di piccola manutenzione, ristrutturazione e costruzione ex novo. I soldi per le coperture non sembrano esserci. Nonostante siano partiti alcuni lavori per messa in sicurezza delle scuole, troppe sono le incognite che accompagneranno questo anno didattico. La prima riguarda proprio la condizione degli edifici scolastici italiani. La maggior parte di questi sono datati e la manutenzione è stata scarsa o nulla nel corso degli anni. Malgrado abbiamo assistito nel corso del tempo a crolli dovuti allo scarso senso morale nella gestione delle infrastrutture che al primo sussulto della crosta terrestre cadevano giù come simulatori seriali del calcio, nessuna operazione è stata intrapresa per evitare che potesse succedere ancora.

Non ci si può affidare sempre alla sorte. Laddove è possibile adoperarsi per ovviare alle anomalie, bisogna farlo. È dovere dello Stato. È inimmaginabile assistere in un Paese, che si possa definire civile, a perdite d’acqua dai soffitti perché, sfortunatamente, ogni tanto piove (non parliamo di diluvi universali,ma solo di leggere precipitazioni). È impensabile vedere il personale scolastico che è alla disperata ricerca di secchi per contenere le gocce e proseguire le lezioni. Sempre se tutto va bene. Essendo la pioggia un fenomeno frequente, ampiamente previsto dal corollario dei processi atmosferici, l’attenzione dovrebbe subito spostarsi alle conseguenze che un’infiltrazione d’acqua costante può provocare. Subentra la paura per il crollo del tetto e le perdite che potrebbe causare. Non possiamo sempre piangere innocenti. Soffrire per un dolore che si può evitare, non con la fortuna, ma con un po di senso logico è doppiamente frustrante. Mancando volontà e buonafede nel provvedere a tutto ciò, lo sguardo al futuro, con questi elementi, non infonde ottimismo .

Altro smacco per bambini ed insegnanti, sono i programmi didattici.
Le regole sempre più stringenti ai quali sono sottoposti i docenti inducono gli stessi a fornire una preparazione sempre meno qualitativa a vantaggio di una quantità di informazioni che, non potendo essere approfondita, può generare confusione nell’alunno. Questa situazione genera malessere soprattutto a quelle maestre e a quei professori che amano profondamente il loro lavoro. Il costo è tutto a carico del destinatario, ovvero gli studenti. Un’altra scelta insensata risiede nella diminuzione delle ore di assistenza scolastica per bambini portatori di handicap. Riempiamo le bacheche dei social di post, articoli e immagini sull’integrazione e poi perdiamo l’occasione di far crescere umanamente i nostri bambini. Le insegnanti di sostegno e gli educatori sono figure professionali che permettono di fornire un rispetto e una tolleranza nei confronti della diversità senza eguali, oltre a colmare le difficoltà comportamentali e didattiche degli studenti nei quali se ne ravvisa la necessità. Stanno impedendo tutto questo. Noi glielo stiamo consentendo.
La scuola non è solo un luogo dove posteggiare il proprio figlio per poi riprenderlo quando la giornata lavorativa termina. Durante il tempo di sosta, si verifica una crescita, impercettibile all’apparenza, ma costante e altamente influente nel bambino.

In classe si impara a rispettare le regole, ad essere pazienti, comprensivi, professionali ed educati.
L’educazione… una parola che è andata via via scomparendo, cambiando di significato, trasformandosi in qualcosa di completamente distante dal senso originario. I genitori non possono demandare alla scuola l’intera formazione dei propri figli. Una base devono darla loro, con l’esempio. I bambini seguono dei modelli e scelgono quello che pensano sia il migliore, senza averne gli strumenti. L’assenteismo e il pressapochismo genitoriale, dovuto ad un quotidiano che vede la frenesia a farla da protagonista, lascia strascichi evidenti. Riprendiamo per mano i bambini.
Ogni genitore è un insegnante che deve trasmettere valori morali e norme comportamentali ai propri figli, dedicandogli una preziosa parte di tempo dal delirio giornaliero.

La scusa de “lo faccio domani” oppure “ormai è tardi” porta ad un rinvio che nasconde un abbandono.
La scuola prende in carico i problemi di ogni famiglia, nonostante ne abbia già infiniti. Eppure, grazie alla professionalità e alla dedizione del personale scolastico, riesce ancora a formare esseri umani con doti ammirevoli. Se non si investe nella scuola, tutto ciò finirà molto presto. Nessuno si augurerebbe una sciagura del genere. I nostri figli trascorrono tra gli 8 e i 18 anni in scuole di ogni grado. Le esperienze vissute in questo arco di tempo potrebbero assumere una certa rilevanza nella formazione di un essere umano? La scuola offre un’opportunità che profuma di speranza: quella di forgiare uomini consapevoli che non ripetano i nostri stupidi errori, dando dimostrazione che la storia insegna e che un mondo diverso, sostenuto da rispetto reciproco e valori nobili, potrebbe essere ancora possibile. Questa piacevole illusione è il potere incredibile che la scuola possiede.

“Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi.
Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.” Italo Calvino

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