La Tartaruga di Albenga: si credeva estinta, oggi è sostenuta dall’ UE

La biodiversità è come un grande puzzle, ci sono dei pezzetti rari e molto preziosi, è il caso delle sottospecie, animali e piante che vivono in una ristretta area geografica e che sono portatori di una genetica unica, dal fascino tutto locale.
Il piccolo pezzetto del puzzle in questione si chiama Emys orbicularis ingauna, è una tartaruga palustre che vive solo in Liguria. E’ una sottospecie della sua parente diretta Emys orbicularis.

La storia è ancora più incredibile, perché questo piccolo pezzetto di puzzle si credeva estinto, perduto per sempre, invece la tartaruga ligure è stata ritrovata, nella sua ultima roccaforte rimasta, la zona umida di Albenga, e un progetto di conservazione degli ultimi vent’anni, ha ridato futuro a questo rettile locale. La sua minaccia storica è la perdita di habitat, sempre più frammentato e antropizzato, ma non solo, da diversi anni ha dei nemici in più: le tartarughe “cugine” americane.

E’ una storia che si ripete, ogni qual volta che a causa dell’uomo, una specie alloctona, come il caso delle tartarughe americane, raggiunge un territorio che non gli appartiene, il rischio è che crei squilibri irreversibili nell’ecosistema in cui si inserisce, tali da soppiantare le specie originarie, dette in biologia autoctone. Le specie straniere possono riprodursi a dismisura, a seguito della mancanza di predatori e parassiti, oppure avere la meglio nel competere sulle fonti alimentari o ancora essere veicolo di malattie nuove e inguaribili.

Per questo l’Unione europea ha recepito l’SOS ed è scesa in campo, decidendo di cofinanziare il progetto LIFEEMYS, ambizioso lavoro di conservazione e di riproduzione exsitu portato avanti da: Acquario di Genova, Arpal, Parco Montemarcello-Magra, Zoo di Pistoia e Università di Genova. Il progetto LIFEEMYS è un fiore all’occhiello per la regione Liguria che è riuscita a strappare dal buco nero dell’estinzione la variante locale di tartaruga palustre. L’anno scorso sono state liberate nelle zone umide originarie di Albenga una settantina di esemplari mentre quest’anno già una quarantina. Tutte dotate di microchip e alcune di esser anche di radiotrasmettitore.

Al lavoro di allevamento e di reintroduzione si deve aggiungere l’attività di ‘bonifica’ dalle specie ‘straniere’ raccolte sia nell’area di Albenga che nell’altra zona umida ligure ossia del Parco Montemarcello-Magra. Sono ben 160 gli esemplari di tartarughe americane che sono stati trasferiti in una nuova casa, in uno stagno creato appositamente, nello zoo di Pistoia. Per lo più si tratta della famigerata tartaruga ‘dalle orecchie rosse’ (Trachemys scripta elegans), il cui import è bandito in Europa dal 1997.

Appena acquistate nei negozi di animali sono piccole e carine, ma crescendo possono diventare ingombranti, raggiungendo 1 chilo e mezzo di peso, e vengono abbandonate dalle famiglie, nel primo specchio d’acqua che trovano, non consci del grave pericolo che possono arrecare alla cugina ligure. Non si può ancora stare tranquilli, perché il commercio di tartarughe esotiche è diffuso e legale, e nei negozi di animali sono tante le specie vendute, tra cui la tartaruga dalle orecchie gialle (Trachemys scripta scripta), che stanno compromettendo l’ecosistema della tartaruga palustre (Emys orbicularis) in tutta Europa.

Il progetto LIFEEMYS sostenuto da Bruxelles potrà quindi dare risultati soddisfacenti soltanto se in sinergia con attività di sensibilizzazione di tutti gli interessati, dai commercianti fino alle autorità locali, corpo forestale, asl, università e soprattutto associazioni di consumatori. L’acquisto di una tartaruga non può essere un giocattolo da mettere in cantina, dev’essere una scelta consapevole. Questi rettili richiedono spazi molto grandi e per evitare che finiscano nel primo corso d’acqua che non gli appartiene, sarebbe il caso di pensarci 1000 volte e magari optare per non alimentare questo commercio.

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