Una risposta globale per l’Ebola

Sembra che la comunità internazionale stia rispondendo alla epidemia di Ebola, finalmente. Il 18 settembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che dichiara l’epidemia una “minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”; due giorni prima, gli Stati Uniti avevano dichiarato che avrebbero inviato 3.000 militari in Africa occidentale e avrebbero stanziato 750 milioni di dollari per sostenere gli sforzi civili. Entrambe le mosse sono senza precedenti per ilfocolaio di questa malattia ed è solo ciò che è necessario, dicono gli esperti. Ma si teme che reprimere l’epidemia ora sarà più difficile che se la situazione fosse stata affrontata in precedenza.

L’epidemia di Ebola è stata scoperta a marzo, ma solo il gruppo umanitario di Medici Senza Frontiere (MSF, o Medici Senza Frontiere) ha finora portato un soccorso sostanziale nelle regioni colpite, che si concentrano in Liberia, Sierra Leone e Guinea. MSF ha ripetutamente chiesto che la comunità internazionale facesse un grande sforzo per affrontare l’epidemia.

La risoluzione Onu invita gli Stati membri a rispondere con urgenza. Appena approvata, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha lanciato la Missione delle Nazioni Unite per la Risposta d’Emergenza per l’Ebola per distribuire le risorse provenienti da agenzie delle Nazioni Unite, in coordinamento con gli sforzi provenienti da paesi membri e donatori. Il mandato della missione ha il fine di “fermare l’epidemia, trattando gli infetti, garantendo i servizi essenziali, preservare la stabilità e prevenire ulteriori focolai”, ha detto Ban.

Gli Stati Uniti prevedono di stabilire la sede di comando e controllo militari in Liberia, costruire 17 centri di trattamento con 100 posti letto ciascuno nella regione colpita. Si spera di reclutare personale medico per gestirli, e formare fino a 500 operatori sanitari a settimana. La comunità di salute pubblica tende a vedere il coinvolgimento militare “con sospetto e diffidenza”, dice Adam Kamradt-Scott, un ricercatore di politica sanitaria presso l’Università di Sydney in Australia. Ma egli accoglie favorevolmente il piano degli Stati Uniti: “Le forze militari hanno abilità uniche che possono assistere le autorità civili.” Se l’operazione aiuta a contrastare Ebola, aggiunge, sarebbe un nuovo precedente per rispondere alle epidemie di interesse internazionale.

Formare il personale che lavora in risposta alle epidemie richiede del tempo, avverte Daniel Bausch, che studia le malattie infettive presso la Tulane University di New Orleans, Louisiana, e si prende cura di persone affette da Ebola in Sierra Leone. Egli aggiunge che la situazione è troppo grave perchè gli Stati Uniti da soli la possano risolvere, e che le altre nazioni devono intervenire, cosa che la risoluzione ONU dovrebbe riuscire a catalizzare. E ‘stata approvata con voto unanime e ha avuto un elevato numero di sponsor da parte degli Stati membro.

Jean-Clément Cabrol, direttore delle operazioni di MSF a Ginevra, Svizzera, dice che entrambe le iniziative sono gradite, ma che la situazione è peggiorata nelle ultime settimane, per cui la velocità è la chiave di tutto. I centri di trattamento nei tre paesi più colpiti sono completamente sommersi. Questa situazione sta alimentando la diffusione della malattia, perché i centri sono costretti a mandare via le persone infette, che poi contaminano gli altri.

Le misure convenzionali di sanità pubblica non funzionano, dice Bausch. E ‘diventato quasi impossibile rilevare e isolare gli infetti, e monitorare tutte le persone che sono state in contatto con essi. Si raccomanda di concentrarsi sulla sorveglianza delle aree vicino alle zone colpite per prevenire l’ulteriore diffusione geografica dell’Ebola. E aggiunge che gli sforzi internazionali saranno efficaci solo se comprenderanno la formazione del personale sanitario, per esempio in materia di biosicurezza. Il denaro e forniture sono i benvenuti, ma da soli, non sono sufficienti.

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