USA, proposta shock: riciclare il combustibile nucleare

Sembra assurdo ma come scrive il fisico Paul Steinmeyer, della Radiation Safety Association, sul The Day, sarebbe un toccasana per gli USA riattivare le barre di plutonio attualmente parcheggiate negli impianti. E questo per far fronte ai bisogni energetici dello stato: New England e Stati Uniti.

L’attrezzatura per queste operazioni potrebbe essere perfino predisposta in un sito provvisorio che l’amministrazione stava già meditando di costruire.
Steinmeyer ha pensato a tutto, ed ha anche una visione di prospettiva riguardo al nucleare: «Essere in grado di produrre più energia nucleare senza dover trattare il combustibile usato come un rifiuto irrecuperabile ha molti vantaggi».

Sicuramente non quello derivante dall’abbandono di una tecnologia che ha avuto i suoi picchi di pericolosità nelle catastrofi socio ambientali che hanno segnato la storia recente. Anzi, l’idea di Paul Steinmeyer va in direzione contraria, senza tener conto di recenti studi che ipotizzano scenari ben diversi da un futuro nucleare. Secondo il fisico, le barre di combustibile usato non vanno confuse con le scorie nucleari: si tratta invece di miliardi di dollari di plutonio e uranio che possono essere riprocessati chimicamente e trasformati in un carburante misto adoperabile nuovamente nelle centrali atomiche per generare elettricità.

La tecnologia alla base del recupero di questi materiali esiste da parecchio tempo. Sviluppata proprio dagli Stati Uniti, è stata proibita nel 1977 dal presidente Jimmy Carter, che temeva potesse condurre con troppa facilità alla proliferazione delle armi. Francia e Inghilterra, invece, non hanno seguito l’esempio, continuando, così come altri Paesi, a riciclare il combustibile nucleare esausto.
Fonte Rinnovabili.it

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