Vecchi pneumatici renderanno le batterie al litio più efficienti

In questi giorni si parla spesso del riciclo dei vecchi pneumatici su vari fronti. Grazie ad una nuova tecnologia messa apunto da un team di ricercatori statunitensi, facenti parte dell’Oak Ridge Natinal Laboratory del Tennesee, essi diventeranno materia prima per batterie.
Gli pneumatici contengono una sostanza con proprietà simili a quelle della grafite, nota come nero di carbonio, una forma di particolato utilizzato comunemente come rinforzante della gomma e della plastica.

Il nero di carbonio è potenzialmente cancerogeno e la sua dispersione nell’ambiente può provocare danni alla fauna e alla flora, contaminando gravemente gli ecosistemi. Perciò la combustione dei vecchi pneumatici in roghi illegali rappresenta un problema ambientale tra i più annosi da risolvere. Il recupero delle componenti delle gomme da strada usate, offre una soluzione conveniente per tutti. Il nero di carbonio, secondo gli esperti, può essere utilizzato come un anodo nelle batterie agli ioni di litio in dotazione ai veicoli elettrici.

Un’altra utile applicazione del nero di carbonio è l’utilizzo nelle batterie per lo stoccaggio dell’energia solare ed eolica prodotta in eccesso. Gli scienziati hanno scoperto che modificare la microstruttura del nerofumo ottenuto dai vecchi pneumatici potrebbe portare alla realizzazione di anodi più efficienti per le batterie agli ioni di litio. In questo modo si otterrebbe un duplice vantaggio: batterie più durature e minori rischi ambientali dallo smaltimento degli pneumatici.

Le batterie prodotte con gli anodi ricavati dal nero di carbonio hanno una capacità maggiore di quelle prodotte con anodi in grafite attualmente in commercio, come illustrano i responsabili del progetto di ricerca: in effetti, dopo 100 cicli la capacità era di quasi 390 milliampere-ora per grammo di anodo di carbonio, cifre che superano le proprietà della grafite.

Il merito di una così alta efficienza si deve alle proprietà singolari della microstruttura del carbonio derivato dallo pneumatico. Il laboratorio si è già attivato per rilasciare una licenza e permettere alla tecnologia di diffondersi su larga scala: dalle batterie delle automobili allo stoccaggio dell’energia elettrica, dalle applicazioni in campo medico a quelle militari.

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