Viene dal Sud il vino italiano sostenibile e pluripremiato

Che il vino italiano rappresenti una delle eccelleze del nostro paese è assodato, siamo famosi nel mondo le le varietà, la qualità, le tipologie. Ma oltre a questo il nostro vino ha conquistato anche la palma della sostenibilità ambientale e sociale.

E’ stato il Botanical Research Institute of Texas, centro internazionale di ricerca e formazione che si occupa della conservazione e condivisione di saperi e di diversità botanica, a premiare due aziende italiane aderenti a Tergeo, un progetto promosso da Unione Italiana Vini di raccolta, qualificazione e divulgazione di soluzioni innovative, tecnologiche e gestionali, per migliorare la sostenibilità dell’impresa vitivinicola.

Le imprese che hanno ricevuto la medaglia di bronzo dell’International Award of Excellence in Sustainable Winegrowing Competition 2014 sono l’Azienda Agricola Fratelli Muratori, con la Tenuta Oppida Aminea di Benevento, terza “isola” del progetto Arcipelago, e l’Azienda Agricola Maltese di Marsala (Tp), entrambe premiate per il processo produttivo in vigneto e in cantina, che «Risponde appieno ai requisiti di sostenibilità sia ambientale che sociale».

Un traguarso che conferma la validità di Tergeo, il progetto di sostenibilità in viticoltura ed enologia promosso e coordinato da Unione Italiana Vini, che dal 2011 si muove in un’ottica di sostenibilità a 360 gradi, e il cui obiettivo è quello di proporre un modello di sostenibilità ambientale, sociale ma anche economica attraverso il coinvolgimento di tutti gli operatori del comparto.

Francesco Iacono, vicepresidente della Fratelli Muratori e responsabile Arcipelago Muratori, spiega: «Il riconoscimento è stato assegnato alla Tenuta Oppida Aminea (Sannio Beneventano) e in particolare al progetto Simbiotico, che stiamo portando avanti da diversi anni, e che per noi è modo di coltivare la vigna, di fare il vino e di abbigliarlo nel segno della coerenza verso la sostenibilità. Microrganismi al posto di sostanze chimiche in vigna, assenza totale di prodotti allergeni nel vino, abbigliaggio senza fronzoli nel segno del minimalismo nell’uso di materiali estetici. La Tenuta nel 2014 ha avviato la costruzione della sua cantina definitiva, in cui l’energia deriverà solo dal sole, costruita con materiali isolanti nel segno della conservazione energetica. Con soddisfazione pensiamo così di poter essere anche testimoni della possibilità/necessità di cambiamento di prospettive, in un territorio, quello campano, fortunato per le sue potenzialità ma martoriato da ‘negligenza’ verso l’ambiente. Essere membri del Comitato Tecnico Scientifico di Tergeo ci ha dato la possibilità di maggiore confronto e consapevolezza. Gli sforzi che tutti stiamo facendo con Tergeo manifestano difficoltà inevitabili nel cercare di far convivere economicità e sostenibilità, ma la strada della conoscenza, intrapresa in collaborazione con organi scientifici e di ricerca, è quella giusta e unica».

Tergeo avrà un ruolo centrale anche nella 26esima edizione del Salone internazionale macchine per enologia e imbottigliamento (Simei), che si terrà a Milano dal 17 al 20 novembre 2015, durante il quale l’Unione italiana vini organizzerà un Convegno Internazionale sulla Sostenibilità che coinvolgerà i più importanti esponenti della comunità scientifica mondiale. Unione Italiana Vini dice: «Proprio perché la sostenibilità sarà il tema del futuro e avrà sempre bisogno di processi di pensiero per apportare adeguamenti, innovazioni, miglioramenti, così come avrà necessità di trovare criteri oggettivi che possano guidare con sicurezza lo sviluppo sostenibile delle nostre imprese».

Anche Gianfranco Maltese, titolare dell’Azienda Agricola Maltese, è contento del riconoscimento: «Questa medaglia è una bellissima soddisfazione anche perché legata, nel nostro caso, a un vino che non è ancora in commercio. Una conferma del valore di ciò che sto portando avanti da diversi anni, ovvero il lavoro di studio e rivalutazione di vitigni storici, come il Frappato, il Nerello Mascalese, il Damaschino e il Perricone. In particolare, il progetto legato al Perricone, partito nel 2009, è stato quello di recuperare questo vitigno pioniere della Sicilia centro-occidentale e che nel tempo è andato quasi a scomparire. E, in questo recupero, adottare tecniche di produzione e di gestione – in vigneto e cantina – biologiche e a basso impianto ambientale. Un progetto che ha previsto studi e ricerche per l’individuazione del giusto abbinamento portainnesto/terreno, portainnesto/varietà e un percorso sperimentale per l’implementazione di diversi protocolli di vinificazione. Al concorso del BRIT abbiamo poi inviato il protocollo da noi ritenuto il migliore e che sarà oggi utilizzato per la produzione vera e propria. Il nostro lavoro ha voluto mettere in primo piano la capacità e la volontà di lavorare in equilibrio con la pianta e le risorse della terra: poche lavorazioni in vigneto, pochissimi trattamenti con prodotti a base di zolfo e rame per contrastare le malattie fungine, concimazione attraverso inerbimento con miscele di sementi per l’apporto di nutrienti, gestione della pianta per una carica gemmaria sostenibile. E in cantina nessuna aggiunta di lieviti ma solo nutrienti estratti da cellule di lieviti, niente solforosa, nessuna chiarifica né filtrazione. Il valore più importante di Tergeo è il fatto che questo progetto rappresenta una ‘comunità’ cui appartengono realtà eterogenee provenienti da territori anche lontani e diversi da quello in cui opero ma con cui è possibile condividere e confrontare esperienze, obiettivi e ideali. Una comunità dove i soggetti non sono discriminati in base a brand e/o dimensioni, e in cui anche una piccola azienda – come nel nostro caso – trova la sua collocazione e può aprire le proprie porte – o meglio i propri vigneti – a studi e ricerche. Un vero percorso di sostenibilità non può non partire da una conoscenza e un aggiornamento continuo».

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie