Voulevons savoir – Domande quotidiane

Ci sono 7 miliardi di persone su questo pianeta. Quante sono consapevoli di ciò che stanno facendo? Ad esempio, dobbiamo acquistare dei prodotti e ci rechiamo al supermercato. Scorrendo lungo il corridoio 9 troviamo quello che ci serve. Ci sono molte marche, alcune economiche, altre meno. Siamo indecisi. Non guardiamo l’etichetta (perché non potrebbero mai venderci qualcosa di dannoso…), così restiamo lì, pochi attimi. Giusto il tempo che si verifichi quel fenomeno che ci porta a non decidere in consapevolezza, ma a far intervenire quella parte del nostro cervello (che sarebbe giusto formattare ) che ci conduce verso il prodotto più pubblicizzato e maggiormente utilizzato dalle altre persone.

Così ci godiamo il danno ordito dall’azienda che ci fa comprare le sue belle confezioni il cui ricavato sarà devoluto alle associazioni umanitarie “Dona un mitra al terzo mondo” e “Una mina per tutti” che consentirà ad un popolo di essere saccheggiato o al sovvenzionamento di qualche altra attività illecita ultra remunerativa.
E la beffa? Ma cosa vuoi che sia una gastrite, un’emicrania inspiegabile o il rischio di obesità? È lo scotto che si deve pagare tutti…o no? Perché facciamo questo? Beh, perché siamo esseri molto strani e superficiali.

Come mai riusciamo a fidarci di attori che dicono quanto sia buono questo o quel biscotto,senza averli mai incontrati e conosciuti,trascurando il poco rilevante particolare che sono pagati dall’azienda produttrice per prenderci in giro con il sorriso sul viso. Invece, nella vita di tutti i giorni tendiamo ad alimentare sospetti e dubbi sulle persone che conosciamo, che amiamo e che ci sopportano nel quotidiano. Pensiamo di essere furbi, di essere sempre nella parte del giusto, di compiere sempre la scelta esatta…

Sia chiaro che l’acqua, in generale, fa fare plin plin a tutti, se ne bevi una certa quantità. Perché una in particolare dovrebbe, solo a guardarla, farci correre in bagno? Ha per caso un contatto preferenziale con il rene per escludere le altre marche di acque? Perché ci mostrano le immagini di un campo di grano con natura incontaminata e negli ingredienti ritroviamo solo composti sintetici? In quanti leggiamo gli ingredienti dei prodotti? In quanti ci chiediamo quale sia la loro origine il percorso che hanno fatto per finire sugli scaffali ?

Non abbiamo tempo per queste domande adatte a hippies falliti dalle relazioni familiari complicate e perennemente strafatti dalle piantine allucinogene che si portano dietro. Dobbiamo completare la nostra spesa perché abbiamo delle persone a cena o per il semplice motivo che dopo una giornata di lavoro non ci possiamo frantumare quella restante parte di sistema riproduttore già ampiamente usurato dalle noie quotidiane. Andiamo avanti finché stiamo bene, senza preoccuparci di quello che succede. Basta che non accada a noi.

Arrivati a casa, figli o no, ci fiondiamo davanti a quella scatola magica che ci tiene tanta compagnia. Per tanti, l’unica vera amica. Pensiamoci bene. È l’unica che ci riempie di consigli per gli acquisti in modo da essere super belli e iper trendy. Ci racconta storie diverse che ci calmano. Dice quello che vogliamo sentici dire.
Possiamo zittirla e riattivarla come vogliamo. Infine, ci regala la più grande delle gioie: evitare di pensare. Beh, qui ci sarebbe da discutere.

Vedere case da sogno, auto lussuose e stili di vita all’insegna della spensieratezza e della goduria tra un blocco sui morti in Palestina e bambini africani affamati e ammalati, potrebbe indurci a pensare che forse, in maniera non del tutto evidente, ci sia una sorta di piccola disuguaglianza sociale. Non a noi. Non ci facciamo trascinare nel baratro. Cambiamo canale. Pubblicità. Evviva, altre cose inutili da comprare ma con le quali possiamo sentirci fieri di essere come gli altri.

Finalmente. Dovremmo guardare pubblicità più spesso. Certo, c’è il rischio per un uomo comune che, guardando un modello che sfoggia il suo fisico a torso nudo accanto alla sua ragazza, altra modella, nello spot di una cintura, si possa sentire lievemente distante da quell’immagine, ma sono dettagli. Noi possiamo essere come lui, a patto che compriamo la cintura. Sennò possiamo dire addio alla modella. Stiamo rischiando di pensare di nuovo.
Dovremmo cambiare canale, ma, stranamente, non si trova niente che possa essere di nostro gradimento.

C’è una programmazione scadente, oggi. Forse, si rifaranno domani, con l’inizio della stagione di talk show.
Non vedo l’ora di guardare persone che litigano pretendendo di avere entrambi ragione senza che si riesca a capire di che cosa stiano parlando. Roba forte. Da non perdere. Meglio spegnerla per stasera, prima che lei spenga noi.

“La vita potrebbe essere divisa in tre fasi: Rivoluzione, Riflessione e Televisione. Si comincia con il voler cambiare il mondo e si finisce col cambiare i canali”. Luciano De Crescenzo

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