Sono 9 e molto pericolosi: ecco l’identikit dei criminali ambientali diffuso dall’Interpol

L’appello pubblico dell’Interpol, il primo in assoluto, si rivolge contro i più pericolosi criminali ambientali latitanti: «Non approcciateli direttamente, segnalateli a noi. Sono criminali ambientali pericolosi e senza scrupoli». L’appello mira ad ottenere informazioni su nove latitanti sospettati di crimini ambientali costati centinaia di milioni di dollari. Una questione dall’enorme peso economico che è finita in cima alla lista delle priorità della giustizia internazionale.

I nove criminali sospettati, si sarebbero resi colpevoli di una serie di atti che vanno dalla deforestazione illegale in Indonesia al bracconaggio di rinoceronti nello Swaziland, fino al traffico di avorio (2 tonnellate) in Kenia. Stefano Carvelli, capo dell’unità investigativa di supporto sui latitanti dell’Interpol, ha spiegato che questi reati sono solo la punta dell’iceberg di un’ondata di delitti ambientali che si quantifca ogni anno, in base ad un rapporto curato in collaborazione con l’UNEP, tra i 70 e i 213 miliardi. La recente analisi Interpol-UNEP ha collegato i ricavi dei crimini ambientali alle truppe estremiste africane: l’esercito dei Signori della Resistenza ugandesi, i Janjaweed del Sudan o al-Shabaab in Somalia.
E Carvelli spiega chiaramente: «Abbiamo molti casi pendenti per quanto riguarda il disboscamento illegale. Stessa situazione per la biodiversità, con casi da chiudere numerosi e molto seri. Il problema è molto grande, riesco a sentirlo. Questi sono crimini con molte, molte variabili».
Fra i ricercati, il 29 enne Ahmed Kamran, è accusato di aver contrabbandato fra la Tanzania e il Qatar più di 100 animali, inclusi giraffe ed impala, utilizzando un aeroplano militare.

Sergey Darminov, 50 anni, si pensa abbia guidato un’operazione di pesca illegale di granchi che gli è fruttata 450 milioni di dollari. E poi c’è anche un italiano, Adriano Giacobone, 57 anni, ricercato invece per trasporto illegale e smaltimento di rifiuti tossici, con i quali ha inquinato corsi d’acqua. Nel suo curriculum anche rapimento, detenzione illegale, possesso di armi da fuoco, furto aggravato e violenza su pubblico ufficiale.

L’appello pubblico arriva a seguito di un’inchiesta condotta da 23 funzionari, nel tentativo di localizzare 139 sospetti ricercati in 36 nazioni. L’Operazione Infra-Terra – questo il nome in codice – ha portato a una evoluzione dell’Unità crimini ambientali dell’Interpol.

Se fino a poco tempo fa i reati contro l’ambiente non venivano considerati, oggi si è compreso che costituiscono una seria minaccia per la società. Molto spesso, inoltre, si tratta di attività collegate ad altri traffici illeciti. Se un bracconiere possiede un arma, spesso questa è di contrabbando, e le rotte di traffico dell’avorio potrebbero essere le stesse su cui viaggiano i fucili. Seguire una pista, dunque, può aprire sempre nuovi scenari e gettare luce su inedite sacche di violazione del diritto.

In futuro, l’agenzia intende concentrare le sue attività in precise aree geografiche: si impegnerà sulla deforestazione nelle Americhe, sullo sterminio di specie protette in Asia, condurrà investigazioni sull’inquinamento in Europa e sul bracconaggio in Africa.

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