Alzheimer: nuove terapie non invasive, a Roma gli esperti

L’Alzheimer colpisce circa 30 milioni di persone nel mondo, di cui 600mila solo in Italia. Una forma di demenza che si manifesta con problemi di coordinamento, orientamento, distubi del linguaggio e delle cpaacità decisionali. Per questo la ricerca non si ferma e obiettivo degli studi più recenti è quello di intervenire con tecniche non invasive, di stimolazione magnetica transcranica (Tms) da accompagnare a trattamenti di riabilitazione delle facoltà cerebrali, al fine di migliorare le funzioni e incrementare l’autonomia nel vivere quotidiano. Se ne parla oggi a Roma, al congresso “Approccio non convenzionale alla malattia di Alzheimer: dalla ricerca alla cura” promosso dall’Istituto di Neurologia del Policlinico Agostino Gemelli di Roma (Paolo Maria Rossini) e dall’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina (Rosanna Squitti), rispettivamente coordinatore e capofila del gruppo di ricercatori che hanno messo a punto un nuovo test del rame “libero” (non legato alla proteina ceruloplasmina) validato come fattore predittivo di Alzheimer.

Paolo Maria Rossini, direttore dell’Istituto di Neurologia dell’Universita’ Cattolica al Policlinico Gemelli spiega: “La riabilitazione cognitiva e’ ormai una realta’ nei trattamenti per l’Alzheimer, di recente e’ stato proposto l’utilizzo dei metodi di stimolazione non invasiva del cervello che utilizzano campi magnetici di brevissima durata ed elevata intensita’ in grado di attivare in modo selettivo le strutture cerebrali sottostanti lo stimolatore”. Questo nuovo approccio, grazie anche alle nuove tecniche di neuro-navigazione, consente di andare a stimolare con estrema precisione le aree del cervello interessate, individuate con l’ausilio delle immagini di risonanza magnetica. Rossini poi continua: “Negli ultimi due anni sono stati effettuati studi sempre piu’ significativi che abbinano le tecniche di stimolazione cognitiva con quella di Tms. L’idea alla base di questo approccio e’ quella di attivare in modo specifico una determinata rete neuronale che sostiene una determinata funzione cognitiva e, simultaneamente, di eccitare al massimo quella stessa rete mediante stimolazione magnetica transcranica”.

Tra i dispositivi medici piu’ all’avanguardia utilizzati per le nuove metodiche, un’apparecchiatura messa a punto in Israele, ora disponibile a livello di sperimentazione anche in Italia (nei centri del Fatebenefratelli di Brescia, dell’Universita’ di Pavia e dell’Universita’ Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma). Tra le sperimentazioni in corso, quella su una popolazione di pazienti affetti da una forma iniziale di Alzheimer che saranno sottoposti a 6 settimane di trattamento (sedute di circa un’ora ciascuna per 5 giorni a settimana) durante le quali saranno forniti al paziente alcuni test via computer: durante l’esecuzione del test il sistema di Tms ‘energizza’ la risposta delle aree cerebrali coinvolte con estrema precisione grazie alla tecnica di neuro-navigazione. “Da questi studi, ci si aspetta un significativo miglioramento delle funzioni cognitive e un importante aumento della durata di autonomia nelle funzioni quotidiane” conclude Rossini.

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