Birra, da gennaio Super-accise: un danno per produttori e consumatori

Super-accise sulla birra. Con l’aumento delle tasse sulla birra si rischia, dicono i produttori, di comprimere ulteriormente i consumi e creare oltre 9mila esuberi. La birra è l’unica bevanda da pasto tassata con le accise in Italia  e il Governo ha deciso di aumentarle ancora, rendendo ancora più iniqua questa discriminazione: + 30% in 15 mesi. Le filiere della birra e del vino dicono “no” all’ennesimo inasprimento delle accise (dal prossimo 1° gennaio) in 15 mesi e chiedono al Governo Renzi di intervenire.

Eppure, come dimostra uno studio di REF Ricerche, quando aumentano le accise, aumenta anche il prezzo della birra, si riducono i consumi e le entrate dello Stato cambiano poco. Ma l’effetto depressivo di questi aumenti sull’occupazione, soprattutto giovanile, è ben più duro: 2400 posti di lavoro in  meno nelle aziende birrarie e in tutta la filiera: in agricoltura, nella distribuzione, nei bar e ristoranti. E invece con meno tasse il settore birrario può continuare a creare occupazione e opportunità imprenditoriali per i giovani, come sta già facendo: negli ultimi anni sono nati centinaia di microbirrifici. E ogni posto di lavoro in una azienda birraria genera 28 posti di lavoro nella filiera.

Anche l’Adoc esprime parere negativo al previso aumento delle accise, pari al 12,5%, del prossimo gennaio su birre e vini liquorosi. Si danneggerebbe pesantemente sia i produttori, soprattutto i microbirrifici artigianali, e i consumatori, su cui verrebbe riversato l’aumento.

“Il Governo non deve aumentare le tasse, piuttosto prevedere incentivi per lo sviluppo. L’aumento delle accise sulla birra è un’iniziativa sbagliata, soprattutto in questo momento – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc – a pagare dazio sarebbero soprattutto i consumatori finali, su cui verrebbe scaricato l’aumento e le migliaia di produzioni artigianali cresciute in questi anni, microbirrifici con un alto livello di occupazione giovanile, legati al territorio e in grande espansione. Già oggi la tassazione sulla birra è estremamente elevata, con la conseguenza che bere una “pinta” in Italia costa molto di più che nel resto d’Europa. La differenza con la media UE è pari al 16%, in Italia si spendono in media 5 euro contro i 4,30 euro in Europa. Differenze abissali con Germania (dove si spende il 66% in meno), Spagna (-81%), Belgio (-42%) e Olanda (-25%). Solo in Svezia e Danimarca si spende di più. E’ quindi evidente che aumentare le tasse costituisca un ostacolo allo sviluppo del settore e alla riduzione dei costi per i consumatori. Come Adoc siamo convinti che sia necessario prevedere incentivi piuttosto che tasse, l’Italia ha bisogno di rinascere, di investimenti per la produzione e l’occupazione. Non possiamo permetterci di non crescere. E questo vale per tutti i settori produttivi.”

Del resto il mercato sta risentendo della crisi e delle accise: secondo recenti dati di Assobirra, fra luglio e settembre le vendite sono diminuite del 26%. “Il calo dei consumi di birra, registrati in tre mesi importanti per le vendite di questo prodotto, è una delle conseguenze – insieme al clima incerto del periodo estivo – dell’aumento delle accise deciso dal precedente Governo. E intanto i consumi, che sono ormai bloccati da 10 anni, si spostano dal “fuori casa” al consumo casalingo”, dicono gli industriali della birra, per i quali il peso delle accise, aumentate in base a una decisone del precedente Governo, rischia di mettere in ginocchio l’intera filiera della birra (secondo uno studio REF Ricerche per Assobirra), in un mercato che da dieci anni vede consumi fermi.

Nel dettaglio, il consumo di birra procapite in Italia è stabile a 29,2 litri annui (l’Italia è ultima in Europa) e la combinazione fra crisi economica e aumento dei prezzi scaturito dagli incrementi fiscali dello scorso anno sta cambiando la composizione dei consumi: da un lato aumenta la dimensione domestica, cioè si riduce il numero di chi consuma birra fuori casa e aumentano coloro che la acquistano nella distribuzione moderna per berla fra le pareti domestiche; dall’altro lato i consumi si stanno spostando verso i prodotti più economici.

Sostiene Assobirra che “il quadro che si va delineando dopo la decisione di aumentare le accise sulla birra (i primi 2 aumenti sono scattati rispettivamente il 10 ottobre 2013 e il 1° gennaio 2014, mentre il terzo aumento previsto a marzo 2014 è stato congelato e scatterà insieme all’ultimo previsto a partire dal 1° gennaio 2015) appare estremamente fosco. E a risentirne saranno anche le tasse dello Stato. Sempre secondo REF, sarebbero appena 68 milioni di euro le entrate dello Stato effettivamente generate da questi aumenti, a fronte di un incremento atteso, di 177 milioni di euro (-62%). Un aumento delle accise  quasi 10 centesimi al litro (corrispondente all’impatto dei vari innalzamenti dell’accisa programmati da ottobre 2013 a gennaio 2015) porterà a un aumento del prezzo medio del prodotto di circa il +2%, con punte del +7% nel canale GDO e con una diminuzione delle quantità complessive consumate”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie