Da Rifiuto a Risorsa: dai problemi alle soluzioni – video

Il 28 Ottobre si è tenuto al teatro Lumiere di Firenze, in via di Ripoli, “Da Rifiuto a Risorsa”, il primo di tre incontri programmati per informare i cittadini sulla questione rifiuti.
La serata si è aperta con la proiezione di una breve clip di Annie Leonard, nota attivista statunitense nominata da pochi mesi come leader di Greenpeace USA, “La storia delle cose”, un video-racconto sull’iter dei prodotti che abitualmente utilizziamo e sul loro impatto ambientale.
A seguire, c’è stato l’intervento dell’agronomo Antonio Di Giovanni, Presidente dell’Associazione Rifiuti Zero di Firenze, che ha illustrato la situazione di raccolta rifiuti nel capoluogo toscano.

Di Giovanni ha iniziato il suo intervento ponendo l’attenzione sui dati dell’Earth Overshoot day (20 Agosto 2014) giorno nel quale la cosiddetta civiltà ha consumato tutte le sue risorse naturali disponibili per l’intero anno,nonostante ci siano milioni di persone che patiscono la fame. In merito, si è espresso per spiegarne le cause che, logicamente, si ritrovano in un consumo eccessivo della società ipercapitalista.
Secondo il suo pensiero, “bisogna distinguere tre livelli di responsabilità nella gestione delle criticità ambientali.
-La responsibilità produttiva, riguardante le aziende che realizzano beni che devono poter essere riutilizzabili e riciclabili.
-La responsabilità politica, in quanto le amministrazioni hanno l’obbligo di fornire ai cittadini gli strumenti finalizzati alla differenziata.
-Infine, la responsabilità collettiva, grazie alla quale ogni cittadino deve adoperarsi per differenziare il più possibile ed acquistare nel nome del risparmio degli imballaggi, usufruendo dei prodotti alla spina”.

L’attenzione dell’agronomo, poi, si è spostata sulla realtà locale.
“A Firenze,” prosegue, “secondo le mie mappature, sono presenti ben 5 sistemi differenti di stoccaggio dei rifiuti tra i 5 quartieri dell’urbe con una raccolta migliore nelle periferie.
Nel centro storico, abbiamo il cassonetto interrato per le tre diverse tipologie e la carta porta a porta. Se ci spostiamo verso Piazza Puccini, troviamo i 4 cassonetti classici. In zona Brozzi, abbiamo il porta a porta per tutte le tipologie di rifiuti. Ci sono ancora zone, come Statuto, dove sostano ancora nelle isole ecologiche i 5 diversi cassonetti per ogni tipologia di rifiuti. La regione Toscana, con la nuova legge sui rifiuti, si pone l’obiettivo del 65% nella raccolta differenziata. Firenze, con la strategia di raccolta attuale, non raggiungerà mai quella soglia. I rifiuti raccolti contengono molto scarto. Significa che quando questi rifiuti vengono portati nei centri di recupero e riciclaggio c’è un’alta percentuale di rifiuti che vengono portati in discarica o alleggerimento, dove viene trasformato da rifiuto urbano a rifiuto speciale con il quale producono il combustibile solido secondario, ovvero il materiale destinato all’incenerimento. Secondo coloro che sostengono la costruzione dell’inceneritore affermano che il materiale bruciato viene “valorizzato” (in effetti, l’emanazione di sostanze tossiche nell’aria valorizzano gli introiti delle aziende farmaceutiche venditrici di pilloline miracolose che alleviano la tossicità da cervello e polmoni, aggiungendo alla festa anche fegato e reni… più che valore è malore, n.d.a.) e che non è conveniente adottare la modalità del porta a porta.”

“Solo in Italia,” continua Di Giovanni, “è utilizzato il termine termovalorizzatore. Nel resto d’Europa e del mondo è sempre classificato come inceneritore perché ciò che viene introdotto è incenerito e non convertito in qualcosa che abbia una valenza positiva. L’introduzione di un sistema di raccolta porta a porta aumenta l’investimento sulla raccolta (quindi persone fisiche) aumentando il compostaggio di qualità, togliendolo a tecnologie che non producono differenziazione e incentivano la disoccupazione degli operatori ecologici. Il progetto fiorentino massimizza la meccanizzazione della raccolta, con camion sempre più grandi per il recupero e contenitori sempre più capienti, come quelli interrati in centro. La nostra indole ci porta, dopo aver lasciato il sacchetto nel cassonetto, a pensare che la responsabilità non è più nostra, quindi tendiamo a non porci più il problema. Quando, invece, come succede a Capannori, l’addetto dell’Ascit (l’azienda dei Servizi Ambientali del comune) esamina il sacchetto davanti la porta di casa, riscontrando anomalie nella differenziazione, ci si ritrova con il pattume non ritirato. Presto o tardi, i cittadini imparano. Il comune, inoltre, assegna a chi produce meno rifiuti un premio per le sue buone azioni da buon cittadino”.

“Firenze ha un sito di compostaggio a case Passerini al quale arrivano rifiuti con un’elevata percentuale di scarti diminuendo, di conseguenza, il compostaggio di qualità.
A Montespertoli, invece, il compost organico che arriva nel sito di compostaggio, gestito da Publiambiente, viene riconvertito come fertilizzante dall’azienda Frescobaldi per i suoi terreni”.

“Infine,” osserva Di Giovanni, “il porta a porta elimina il rischio di danneggiare i cittadini che, con il sistema dei cassonetti, effettuano realmente la differenziata, ma che si trovano a dover pagare anche per la maggioranza degli abitanti che non rispettano i parametri di differenziazione.”

L’intervento successivo è stato di Rossano Ercolini, maestro elementare di Capannori divenuto un eroe contemporaneo grazie al suo impegno nell’impedire al comune lucchese di costruire un’inceneritore nel paese. Per questa sua battaglia vinta, è stato insignito del Premio Goldman Environmental 2013 (il nobel per la difesa dell’ambiente) consegnatogli a San Francisco con la seguente motivazione “quando sentì parlare dei progetti di edificazione dell’inceneritore nel suo comune, ritenne di avere la responsabilità, come educatore, di proteggere il benessere degli studenti e di informare la comunità in merito ai rischi dell’inceneritore e alle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti domestici del paese”.

Ora, Capannori è un comune virtuoso per la raccolta differenziata che raggiunge la straordinaria soglia dell’85%, con l’estensione su tutto il territorio comunale della tariffa puntuale che prevede un’assegnazione del costo per rifiuti prodotti più idonea per ogni nucleo familiare; in sostanza, il prezzo aumenta all’aumentare dei sacchi grigi contenenti materiali non riciclabili. In questo modo, si stimola il cittadino a differenziare meglio prima di depositare il sacchetto fuori dalla sua abitazione per il ritiro: la pena per la mancata operazione è un esborso economico maggiore. Perché non prendere come modello questa isola ecologica felice?

Rossano ha esordito con il voler associare lo spazio dove si è svolta la serata con l’evento della Leopolda tenutasi qualche giorno prima nel quale era presente un “vincente” (il tono sarcastico è una chicca) che non vince nulla nell’atto pratico (vedere provvedimenti attuativi del governo), se paragonato a chi si impegna quotidianamente in nome della sostenibilità.
Si è rivolto, poi, a Vannino Chiti che, quando era alla regione Toscana, voleva costruire due inceneritori in provincia di Lucca. Da lì, sono cominciate le battaglie delle comunità per innalzare il muro contro l’installazione delle fornaci tossiche. Pian piano, le minoranze che si sono opposte alla cementificazione e al disastro ambientale sono diventate resistenze troppo tenaci per i giochi politici e del malaffare che avrebbero voluto gettare quella meravigliosa oasi lucchese nel grigiore dei “termointossicatori”.

La vittoria di questo piccolo gruppo di cittadini a difesa del proprio territorio è diventata ben presto una vicenda internazionale. Racconta Ercolini che “Arrivano, a Capannori, thailandesi, francesi, coreani, statunitensi ed emittenti di diverse zone del globo.” L’istituzione della raccolta differenziata che funziona riscuote una certa risonanza, anche per come è stata conquistata. Ercolini si è soffermato, poi, sul comune di Firenze e sull’impossibilità, allo stato attuale, di adottare il porta a porta perché è stata decisa la costruzione dell’inceneritore a Sesto Fiorentino che, aggiungiamo noi, con buona pace di tutti coloro che respireranno la coltre tossica che si eleverà nei cieli della zona, causerà innumerevoli problemi ambientali, di salute ed economici.
Tutto questo avviene nonostante il sindaco Nardella abbia più volte rimarcato in campagna elettorale di essere determinato nel proseguire con i progetti della costruzione in barba ai preoccupanti rapporti pubblicati sulle conseguenze nefaste dell’incenerimento dei rifiuti in quel particolare sito.

Rossano ha raccontato di come abbia ricevuto la chiamata dello staff del Goldman Price mentre era a scuola, durante la ricreazione, contornato dai bambini che gli rivolgevano le domande su quella telefonata e sul perché proprio lui avesse ricevuto il premio.
Il maestro elementare ha rivelato che da un successo locale è arrivata la risposta di 217 comuni che si sono prefissi come obiettivo zero rifiuti per il 2020.
Ricorda, al pubblico presente in sala, che la Toscana non è quell’élite italiana che i media e i personaggi di una certa derivazione politica vogliono far credere, sottolineando come la vituperata Campania si “beva” con il suo 47% la Toscana che arriva a malapena al 41% nella differenziazione dei rifiuti.
Sottolinea, infine, come solo la cittadinanza attiva possa generare quel cambiamento che porta alla salvaguardia del proprio territorio e della propria salute.
Per lui, esiste una sola democrazia. Non quella che si limita al voto, ma la partecipazione delle comunità che si adoperano per migliorare l’ambiente che ci circonda.

“La vera possibilità di mettere fine a questo ricatto è nelle mani di noi cittadini e inizia dalla presa di coscienza che il sistema capitalistico nella sua espressione più perversa e disumana, il neoliberismo, ha ormai toccato il fondo. È vero che non abbiamo un’alternativa chiara, concreta, realizzabile a breve termine, ma c’è già il germe della più urgente delle rivoluzioni: la rivoluzione dell’immaginario di società, di paese, di comunità umana che vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli. Dobbiamo decidere se vogliamo essere cittadini o consumatori, se abbiamo davvero bisogno di una sovrapproduzione di beni deperibili, di brevissima durata. E soprattutto dobbiamo capire che la democrazia non consiste nell’andare a votare ogni quattro anni per poi dimenticarsi dell’argomento” – Luis Sepuvelda

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie