Dieta Mediterranea, un giro d’affari di 35 miliardi di euro l’anno

Da Imperia all’Expo 2015 di Milano: questo il viaggio che si prepara a compiere il Forum Dieta Mediterranea di Imperia dal 13 al 16 novembre quando proprio nel capoluogo del Ponente Ligure si riuniranno i rappresentanti dei tredici paesi affacciati sul Mediterraneo aderenti a Re.C.O.Med. per parlare non solo di nutrizione ma anche di educazione alimentare, economia, cultura, medicina e salute.

La Dieta Mediterranea vale 1 miliardo di euro. È questa la stima è stata messa a punto dal tavolo su “Dieta Mediterranea e economia” coordinato dal docente di Economia e gestione delle imprese dell’Università La Sapienza di Roma, Alberto Mattiacci. “La Dieta Mediterranea – premette Mattiacci – abbraccia numerose categorie produttive, disegnando un perimetro di complessa determinazione economica. La sessione si prefigge, con una analisi delle fasi di produzione, distribuzione, consumo e identificazione del cibo come volano di offerta turistica e di brand, di proporre degli spunti analitici affidabili, fondati principalmente sull’elaborazione originale di statistiche ufficiali, utili a comprendere status e potenzialità economiche della Dieta Mediterranea.

I prodotti alimentari legati alla Dieta sviluppano nella grande distribuzione organizzata italiana un giro d’affari di 35 miliardi di euro l’anno. Secondo i dati Istat inoltre il paniere della spesa alimentare delle famiglie italiane è coperto al 75% da prodotti legati alla Dieta mediterranea per una spesa mensile che si aggira attorno ai 350 euro.
“Queste stime – spiega Mattiacci – alle quali siamo giunti grazie a un lavoro di équipe che ha messo insieme esperti dell’Istat, di Ismea oltre che di docenti delle università di Roma e di Parma e fondato su dati ufficiali di Istat e Iri Infoscan, ci dimostra che c’è un enorme potenziale sul quale lavorare. È che possiamo trasformare in occasioni di sviluppo innanzitutto cambiando completamente punto di vista”. Secondo Mattiacci infatti nel settore alimentare made in Italy si tengono in eccessiva considerazione le valutazioni produttive e troppo poco quelle commerciali. “Occorre invece avviare una vera politica di branding – aggiunge – che, attenzione, non consiste solo nel creare un marchio, ma sostenerlo con una continua azione commerciale, attraverso promozioni e lavoro congiunto con la grande distribuzione. Affiancando le imprese che fanno fatica ad andare sul mercato con consulenti in grado di spiegare loro come intercettare nuove fette di consumatori”.

E per generare nuove occasioni di sviluppo legate alla Dieta Mediterranea la chiave di volta sembra essere quella del turismo e in particolare di una nuova offerta turistica. Il turismo enogastronomico in Italia copre il 4,7% dei circa 50 milioni di arrivi l’anno. La cucina e l’alimentare in genere rappresentano se non la prima, la seconda motivazione alla base di un viaggio in Italia da parte di un panel di consumatori che ha una spesa media di 80-100 euro al giorno. “Se la cucina per qualcuno sta salvando la televisione – ha aggiunto la docente di marketing del turismo de La Sapienza, Fabiola Sfodera – possiamo immaginare che salverà anche il turismo. Di fatto i viaggi con finalità enogastronomiche rappresentano il segmento più dinamico del turismo e sta prendendo piede anche in paesi, come gli Usa, nei quali non c’è una tradizione culinaria e alimentare. Ma per intercettare questa nuova domanda occorre cambiare qualcosa. I turisti vogliono venire non solo per assaggiare i prodotti ma per vivere un’esperienza. Il che significa visite ai luoghi di produzione. E non possono recarsi nelle aziende e trovare i cancelli chiusi.

L’enoturista viaggia per fiere e degustazioni ma non si ferma li. Per questo occorre migliorare l’offerta di corsi di cucina e di educazione alimentare. Occorre insomma favorire un’offerta itinerante e integrata. Ma soprattutto serve una proposta coordinata per tutto il mediterraneo. Non ci possono essere differenze troppo marcate nella tipologia dell’offerta fra i diversi paesi. Se si riuscirà a cogliere questi cambiamenti la Dieta Mediterranea potrà diventare davvero un driver di nuovo sviluppo.

Le priorità quindi sono quelle della messa a punto di un marchio e di una politica di branding dedicata e di una fondazione per la definizione di nuove azioni di sostegno. “L’obiettivo è ora puntato su Expo 2015 – ha detto il presidente dell’Associazione Città dell’Olio e ideatore del Forum, Enrico Lupi – perché attraverso la manifestazione milanese puntiamo a trasformare la Dieta Mediterranea da evento di portata locale o al massimo nazionale in una vera best practice di valenza globale”.

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