G20: Coalizione contro la povertà, appello a Renzi per ridurre le disuguaglianze e affrontare il cambiamento climatico

I leader del G20 devono dimostrare un chiaro impegno per migliorare la vita delle persone più vulnerabili e adottare azioni concrete e misurabili per ridurre le disuguaglianze e affrontare il cambiamento climatico; questo l’appello che la GCAP (coalizione italiana contro la Povertà, sostenuta da oltre 10 milioni di cittadini italiani e da 70 organizzazioni, associazioni, sindacati e movimenti della società civile italiana), rivolge al Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla vigilia del vertice.

Nella fase di transizione verso una più efficace governance mondiale, il G20 può assumere un ruolo importante di confronto su alcuni persistenti fattori di crisi globale, per dare invece impulso alle possibili leve di benessere delle persone e degli ecosistemi, all’equa distribuzione delle risorse, alla salute globale, alla giustizia sociale e di genere. Non si può tornare indietro nella lotta contro la povertà, ma occorre affrontare le crescenti disuguaglianze.

Il “Piano d’azione” di Brisbane del G20 deve fondarsi sull’impegno formale assunto l’anno scorso a San Pietroburgo per una crescita inclusiva. Per i leader del G20 oggi diventa imperativo affrontare le grandi questioni del nostro tempo: dal divario crescente tra i più ricchi e i più poveri, che sta minando la lotta globale contro la povertà ed erodendo la fiducia nei governi, al cambiamento climatico, all’esigenza di creare posti di lavoro e di fermare l’epidemia dell’ebola nei paesi dell’Africa Occidentale. Per quel che riguarda il cambiamento climatico, si tratta di una minaccia di portata enorme, che non riguarda certo solo gli aspetti ambientali.

Se il G20 si occupa prevalentemente di economia, non può certo ignorare quanto economisti di chiara fama e grandi istituzioni finanziarie hanno denunciato sull’impatto che già oggi il riscaldamento globale ha e sull’insostenibilità per qualunque economia degli impatti di un aumento della temperatura globale che superi i 2°C. La decisione della Presidenza australiana di ignorare l’impatto dei cambiamenti climatici sull’economia globale è un passo indietro che gli altri Paesi del G20 non possono accettare. Peraltro, anche il piano sull’Efficienza energetica appare totalmente inefficace, evitando di affrontare le questioni di fondo nei settori strategici della produzione energetica e industriale. E’ indispensabile porre fine ai sussidi ai combustibili fossili (impegno già preso dal G20 a Pittsburgh nel 2009): 88 miliardi di dollari che ogni anno vanno ad alimentare la maggiore fonte di anidride carbonica e, quindi, il cambiamento climatico.

La salute non può essere affrontata soltanto in termini di emergenza, come nel caso di Ebola. E’ necessario che i governi garantiscano il diritto alla salute per tutti e ovunque e quindi si impegnino per ridurre le migliaia di morti tuttora causate dalle pandemie (Hiv/Aids, malaria e tubercolosi), da gravidanze e parti insicuri, rafforzando i sistemi sanitari locali e garantendo l’accesso universale alle cure e ai servizi sanitari, inclusi quelli per la salute sessuale e riproduttiva. Proprio l’Ebola è un chiaro esempio del ruolo che gioca la disuguaglianza sociale ed economica: il virus si è diffuso rapidamente nei paesi con infrastrutture e sistemi sanitari pubblici carenti e inidonei a contrastarlo. I leader del G20 devono intervenire assicurando sin da subito personale e risorse finanziarie per impedire che l’epidemia si trasformi in una catastrofe umanitaria: ma in una ottica più strutturale, devono affrontare le cause del mancato sviluppo di sistemi sanitari pubblici efficienti in questi paesi.

Occorre aumentare davvero gli sforzi per combattere la corruzione internazionale e vanno attuate misure per assicurare piena e trasparente informazione sulle proprietà e sugli utili, attraverso registri pubblici. Vanno affrontate efficacemente le lacune del sistema fiscale internazionale (a partire dai paradisi fiscali) attraverso un processo inclusivo e trasparente, assicurando che i paesi a basso e medio reddito beneficino di queste riforme fiscali.

La GCAP Italia sollecita anche l’introduzione di uno Strumento Obbligatorio per condizionare le imprese transnazionali al rispetto delle norme anti-corruzione e sui diritti umani. La GCAP rivolge un appello al presidente del Consiglio Renzi perché i risultati del vertice informale dei leader del G20 rappresentino davvero un avanzamento nel senso dell’equità e dello sviluppo sostenibile. La Coalizione Italiana contro la Povertà sostenuta da oltre 10 milioni di cittadini italiani, raduna più di 70 organizzazioni, associazioni, sindacati e movimenti della società civile italiana e internazionale.
L’obiettivo principale della Coalizione Italiana contro la Povertà è quello di dar voce alle richieste e alle necessità dei Paesi del Sud del mondo, affinché queste istanze vengano riconosciute e fatte proprie dall’Unione Europea, dalla comunità internazionale e dagli 8 Paesi più ricchi del mondo, venendo inserite nei documenti finali redatti dal G8.
La Coalizione Italiana contro la povertà è conosciuta anche come GCAP, acronimo di GLOBAL CALL TO ACTION AGAINST POVERTY

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