Gatto domestico o gatto selvaggio? Scoperti i geni che spiegano la differenza

Com’è il tuo gatto? Troppo selvatico o troppo domestico? Tutto dipende, neanche a dirlo, dai geni. Ad affermarlo è lo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) che ha identificato alcuni geni che sono responsabili dei differenti gradi di “socialità” tra gatti domestici e i loro antenati selvatici.

Lo studio ha tra gli autori Stephen O’Brien, ricercatore presso il Theodosius Dobzhansky Center for Genome Bioinformatics di San Pietroburgo in Russia. Il gatto selvatico che abita i boschi non è fisicamente né fisiologicamente tanto diverso dal gatto di casa, ma il carattere e la personalità fanno la vera differenza.

Secondo prove genetiche, morfologiche e archeologiche,  il gatto domestico sembrerebbe essere stato addomesticato a partire dal gatto selvatico africano.  Tutto ciò probabilmente è avvenuto ben 9000-10.000 anni fa nella Mezzaluna Fertile. A favorire questo addomesticamento è stata la necessità di aiutare l’uomo nella protezione dei raccolti dai roditori granivori. Il gatto è stato un prezioso coadiutore in concomitanza della nascente  agricoltura.

Quello che è emerso dallo studio è che  si sono trovati tre possibili legami genetici al temperamento dei felini.

I gatti di casa differiscono dai loro antenati nel DNA. Nel corso dell’evoluzione hanno subito una serie di mutazioni nei geni relativi alla mediazione del comportamento aggressivo, in quelli relativi alla formazione dei ricordi, infine, in quelli che controllano la capacità di imparare dagli stimoli basati sia sulla paura che sulla ricompensa.

Successivamente gatti che mostravano queste mutazioni, quindi tratti diversi, si sarebbero accoppiati tra di loro più volte passando questo specifico bagaglio genetico da padre a figlio fino a quando non si è creata una popolazione significativamente grande da potere essere distinta dai loro cugini ancora aggressivi. Tuttavia i geni diversi non si riferiscono soltanto alla sfera del comportamento. Ci sono anche differenze genetiche che afferiscono alla morfologia e che si sono affermate a seguito della condizione di vita in compagnia dell’uomo.

Tra queste, un gatto domestico ha dovuto cambiare la dieta. Nel bosco il gatto selvatico è ipercarnivoro, ma la vita domestica lo ha reso più onnivoro. Una dieta ben più diversificata si traduce in una modifica fisica dell’intestino che è ben più lungo nonché provvisto di geni appositi che controllano la digestione di materie vegetali. Questa ricerca aggiunge importanti informazioni al quadro della biologia del gatto, soprattutto perché, come ricorda O’Brien, “i gatti hanno una loro versione di tutto, dal diabete all’AIDS: il loro genoma potrebbe aiutare a sviluppare migliori trattamenti per l’uomo”.

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