Gli Inuit perdono le elezioni – Emergenza Artico per l’assalto alle riserve della Groenlandia

La Groenlandia resta in mano al partito socialdemocratico Siumut (Avanti) che batte alle elezioni il partito degli Inuit Ataqatigiit (AI) guidato da Sara Olsvig. Le elezioni sono state rese necessarie dallo scandalo che ha coinvolto la socialdemocratica Alequa Hammond rea di aver utilizzato fondi pubblici per spese personali (fin qui niente di nuovo).
Il significato di questa tornata elettorale, però, è ben più importante. In ballo c’è lo sfruttamento, nell’Artide, delle riserve di uranio presente sotto i ghiacciai.

Il partito Inuit si è schierato contro l’estrazione, puntando sul turismo e la pesca. Non è bastato per vincere. Ora, ci sarà la corsa da parte degli Stati facenti parti del Consiglio Artico (Danimarca in primis, poi Canada, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti e Svezia) con l’Italia che, insieme alle potenze orientali, ricopre un ruolo nell’osservatorio permanente (che annota, generalmente,pochi pericoli derivanti dallo sfruttamento) .

L’esito delle votazioni potrebbe apportare ulteriori modifiche all’Artico. Favorendo le azioni delle aziende per recuperare risorse sottomarine in virtù del sempre più crescente scioglimento dei ghiacciai, genererebbe un ulteriore dissesto idrogeologico che comporterebbe altre disastrose conseguenze ambientali. Oltre all’uranio, i ghiacciai, oramai, sono diventate le nuove terre di conquista da parte delle società petrolifere, a causa della decrescente disponibilità di fossile nei giacimenti della terraferma. Trivellare ulteriormente l’Artico vorrebbe dire dare un colpo letale all’equilibrio geotermico del pianeta. Già dalla fine di Agosto, la società inglese Cairn Energy ha avviato le perforazioni dei mari artici. Si ritiene che sotto il fondale artico groenlandese risieda il 13% di combustibile fossile del mondo.

Greenpeace si sta battendo da tempo per impedire quest’ulteriore atto criminoso nei confronti del nostro ecosistema. Ciò che molti non comprendono è che, scombussolando l’equilibrio tra ghiacciai, oceani e terraferma, si va a creare un disordine fisico senza precedenti nella storia della Terra. Maremoti, uragani e tsunami potrebbero essere fenomeni quotidiani se si permette di trivellare oltre modo, liquefacendo, in questo modo, le residue masse di ghiaccio, con successivi e inevitabili innalzamenti del livello dei mari.
Uno scenario apocalittico che potrebbe essere evitato ergendosi a muro tra il profitto a tutti i costi e la salvaguardia del nostro ecosistema. La Groenlandia ha perso l’occasione per salvare se stessa e l’intero pianeta dalla corsa alla distruzione in nome del profitto.

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