Immigrazione: il capro espiatorio dato in pasto alla folla

“Gli immigrati ci rubano il lavoro”, “devono tornare a casa loro”, “vengono qui, rubano e nessuno gli fa niente”. Queste e altre carinerie sono rivolte a tutti gli extracomunitari che vivono da anni in Italia o che arrivano di continuo con la speranza di trovare una sorte diversa.
Partiamo dalle antinomie: quale differenza intercorre tra un italiano che fugge all’estero trovando ospitalità in un altro Paese per motivi di lavoro e un ragazzo africano che arriva in Italia in cerca di un’occupazione? Perché i nostri concittadini che se ne vanno sono cervelli in fuga e gli eritrei che giungono sulle nostre coste risultano agli occhi di molti sicuri criminali? Chi decide chi è cosa? Basti pensare ai corleonesi che esportarono la mafia made in Italy in America e tanti altri che si sono dimostrati ingrati, con le loro azioni delittuose, verso le nazioni ospitanti. Se si viaggia un po’ in giro per il mondo, ci si accorge come la nostra reputazione sia tutt’altro che positiva. Siamo così accecati dall’odio che ci inducono a provare tra noi da perdere completamente di vista l’aspetto umano. Eppure, un tempo gli italiani
erano generosi e accoglienti. Ora aspettano “l’uomo nero” con il coltello tra i denti.

Il “furto” del lavoro. Stranissimo che i cittadini che millantano di essere italiani siano quelli che rifiutano proposte di lavoro solo perché non ci sono i giorni liberi che lorsignori desiderano oppure la paga non risulta quella dei propri sogni. È giusto pretendere che ci sia un trattamento lavorativo migliore in modo che nessuno venga schiavizzato. È un diritto al quale non si deve mai rinunciare, ma interloquendo con diversi titolari di aziende e con alcuni impiegati nella selezione del personale, risulta incredibile con quale facilità molti italiani rifiutino proposte molto più che dignitose per incomprensibili capricci. Così non è per l’immigrato che, pur di racimolare qualcosa da inviare alla lontana famiglia, accetta condizioni senza margini di contrattazione alcune imposte da imprenditori che speculano sulla povertà altrui per la propria convenienza. Poco importa se la Costituzione e la coscienza bussino a chiedere conto di quel che fanno: nessuno verrà a denunciarli e non ci sarà provvedimento alcuno per le ripetute violazioni perpetrate. L’arricchimento personale è sopra ogni cazzatina morale che gli estremisti utilizzano perché, come la volpe, non arrivano a prender l’uva.

Se aggiungiamo anche uno Stato che si disinteressa con gran disinvoltura dei continui sbarchi e delle sempre più frequenti morti, abbiamo un quadro completo di quel che accade. Non può essere una casualità l’immobilismo delle istituzioni sul fronte immigrazione. Il prezzo per trasportare una persona dal proprio paese d’origine alle coste italiane va dai 5000€ ai 1500€ a seconda della classe e del mezzo che ci si può permettere. Inoltre, non si garantisce l’arrivo (sia morto che vivo) né l’accoglienza una volta giunti a destinazione. Un po come Trenitalia, ma qui siamo in mare. Chi sono gli scafisti? Perché non vengono catturati e interrogati su chi ordina loro di effettuare le traversate? Tutto tace, eppure basterebbe arrestarli per scoprirlo. Dove sono finite le associazioni e gli organi che dovrebbero occuparsi dei diritti umani? Per adesso, nessuno risponde a queste e mille altre domande rese superflue dagli sviluppi degli eventi.
È molto più semplice prendersela con chi arriva vivo sulle coste nostrane. Ce la prendiamo con le vittime piuttosto che con i carnefici. Una logica tutta italiana.

A chi dice che gli immigrati vengono in Italia a fare ciò che vogliono bisognerebbe aprire gli occhi sugli evidenti paradossi che questo pensiero produce. Come mai puntiamo i riflettori su poveri disgraziati che sono alla ricerca di una vita migliore e accettiamo costantemente e senza batter ciglio le azioni criminose di politici e imprenditori corrotti e plurindagati? Perché ce la prendiamo sempre con il più debole invece di mettere sul patibolo il reale colpevole? La casta, attraverso i media, dà in pasto all’uomo qualunque un capro espiatorio con cui rifarsi di tutte le frustrazioni del quotidiano generate dalla casta stessa. Tutti abboccano all’amo e distolgono lo sguardo dalle manovre di palazzo che mirano ad aumentare sempre più il distacco tra danarosi e pezzenti cosicché i nullatenenti possano scannarsi tra loro mentre chi si è arricchito in modo disonesto possa continuare a farlo campando sulle spalle dei poveracci.
Molte periferie si ritrovano ad avere uno scontro interno mentre personaggi politici di varie fazioni sfilano prendendo le difese ora dell’uno ora dell’altro cercando di ottenere quella visibilità mediatica per accaparrarsi consensi. E il problema sono gli immigrati…

Esiste, infine, un’altra categoria messa quotidianamente sul banco degli imputati: i rom.
Il loro vivere raccattando quello che passa il convento e compiendo azioni che, spesso, sfociano nell’illegalità attira l’attenzione di molti. La protesta è vibrante nei loro confronti.
Ancora una volta, però, chi manca all’appello, sotto la voce istituzioni che fanno il proprio dovere, è lo Stato.
Se vivessimo in una nazione dove il termine giustizia non sia solamente una parola con cui riempirsi la bocca nei talk, ma alimenti la sensazione di condurre la propria vita in un luogo in cui l’attuazione e il rispetto di regole valgono per tutti, non si assisterebbe alla violazione continua del codice penale di criminali che restano impuniti.
Uno Stato deve educare i cittadini, ergendosi come esempio di legalità e trasparenza.
Quando ciò non accade, sia gli italiani che gli stranieri pensano che tutto sia lecito e che le loro azioni possano essere prive di conseguenze. Così facendo, l’onestà perde di valore e la moralità assume di volta in volta un significato diverso che chiunque plasma a proprio piacimento.
Il politico che si arricchisce alle spalle del contribuente induce il cittadino a credere che sia “onorevole” fregare qualcuno che ha riposto in lui la fiducia, agendo senza scrupoli.
Quindi, alla luce di tutte queste incontrovertibili osservazioni, la domanda è : in quale universo la causa di tutto ciò è l’immigrato?

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