Inventata la rete biodegradabile: salva i delfini e niente microplastiche – video

C’èra una volta la rete cattiva, quella che non “muore” mai, quella che per cattiva sorte, il mare agitato la inghiotte e rimane impigliata per secoli sui fondali, continuando a pescare pesci, delfini e tartarughe, nonché costituire, con i suoi materiali di composizione, un elemento inquinante in sé. C’era, perché oggi potrebbe non essere più così. Per gli abitanti dei mari si prospettano momenti più pacifici: uno studente di ingegneria ha inventato “Remora”, una rete da pesca biodegradabile. Ma non solo: una rete oltre tutto dotata di sensori di tracciamento che  salveranno gli animali intrappolati e faranno sì che i pescatori recuperino quanto perduto.

Remora è una nuova rete eco-amica a tutti gli effetti che va a combattere il fenomeno delle cosiddette reti fantasma, ossia reti che, per diversi motivi, finiscono abbandonate in acqua rappresentando una grave minaccia per l’ambiente marino.
Prima di tutto, perché come dei fantasmi continuano a pescare, anche se nessun pescatore le tirerà mai su. Cetacei e tartarughe impigliate non possono più tornare in superficie a respirare. Infatti: mammiferi e rettili sono dotati di polmoni e non di branchie. Ma anche certi squali che necessitano di muoversi per ventilare le branchie rischiano di rimanere asfissiati. In secondo luogo, le reti si decompongono in milioni di piccoli pezzi di plastica, quella che gli scienziati hanno battezzato microplastica e che costituisce un vero pericolo alimentare. Essa viene  scambiata per cibo ed ingoiata da moltissimi organismi marini. Successivamente, accumulandosi nei tessuti viene trasferita dal pesce preda al pesce predatore lungo l’intera catena alimentare.

La microplastica ha dimensioni inferiori ai 5 millimetri, galleggia nello strato superficiale dell’acqua marina. Secondo i dati (provvisori) della nave di ricerca Tara Méditerrané,  la concentrazione  è almeno 250 miliardi di microframmenti nel Mediterraneo. Risultati ben più elevati di quanto si pensasse.Proviene dallo sminuzzamento per via degli agenti naturali (sole, mare) dei rifiuti di plastica quali abrasivi (sabbiature), cosmetici (come le microsfere di polietilene usate negli scrub della pelle),  sacchetti, imballaggi.
I due principali danni da microplastica sono il rilascio di sostanze tossiche dalle particelle di polistirene, stirene e uretano e l’interazione dei miniframmenti con i piccoli organismi marini, dal plancton a quelli più grandi.Le microplastiche generano talvolta inquinanti organici persistenti, molto nocivi, chiamati Pop (persistent organic pollutants).Tra i Pop vi sono i bifenili policlorurati, gli idrocarburi policiclici aromatici e altri composti cancerogeni o interferenti del sistema endocrino.Remora, la rete biodegradabile e coi sensori riuscirà a ovviare a questi due gravi problemi, ne è certo il giovane archimede Alejandro Plasencia, studente spagnolo che ha ideato il progetto.
La tecnologia della rete ha ricevuto persino un premio, durante il concorso James Dyson Award.

La realizzazione dell’attrezzo da pesca biodegradabile è stato possibile aggiungendovi qualche additivo. Il giovane studente afferma che le maglie sono indotte a “auto distruggersi” dopo quattro anni in modo del tutto “ecocompatibile”.
Mentre per quanto concerne il suo recupero, Remora è dotata di un sistema di monitoraggio a radio frequenza (chiamato RFID) che è collegato ad una speciale applicazione per smartphone. In questo modo i pescatori possono mantenere un rapporto diretto con la propria equipaggiatura da pesca. “Due piccioni con una fava”: si salva la natura e si aiutano i pescatori a non perdere materiale.

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