Italiani: aziende innovative sono quelle che puntano sulla sostenibilità

La coscienza degli italiani si sta muovendo, c’è una consapevolezza crescente verso la sostenibilità e a confermarlo sono i dati: il 42% geli italiani è convinto che un’azienda oggi per essere all’avanguardia deve essere più sensibile ai temi ambientali. C’è poi un 30% che ritiene che le aziende dovrebbero puntare su “sharing economy e social network” e un 28% sostiene che si dovrebbe puntare sull’anzione di giovani. Questo è duqneu il risultato di un sondaggio relativo a innovazione e sharing econoy, promosso dall’Unione Nazionale Consumatori sul sito consumatori.it, su Facebook e Twitter. Ed è Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatoria affermare che “è il consumatore il vero protagonista dell’innovazione economica, sociale e tecnologica e, secondo i nostri dati, sembrerebbe che accetti di buon grado questo ruolo di prosumer: il 60% degli intervistati, infatti, si dichiara ‘entusiasta’ nei confronti del ‘nuovo’; per il 34% è ‘inevitabile’ accettare nuovi modi di vivere e di acquistare e solo il 6% dei consumatori si dichiara, invece, ‘spaventato’”.

Non ci stupisce poi il fatto che il mercato percepito come più innovativo sia quello legato al web: oltre il 50% degli intervistati, infatti, alla domanda “qual è il settore che fa più pensare al nuovo?”, risponde “comunicazione, internet e social network”, mentre il 34% “elettrodomestici, hi tech e domotica”; per il 13% degli utenti, infine, il settore più nuovo è relativo a “salute, benessere e food”. Il consumatore si sente all’avanguardia grazie ad una pecualiare caratteristica della new economy: la condivisione. Ben il 72% degli intervistati, infatti, risponde “acquisto online e mi piace commentare tutti i miei acquisti per aiutare altri consumatori”. Un nuovo elemento da considerare è il rapporto tra risparmio e nuove modalità di consumo: infatti una parte del successo dalla sharing economy si associa alla crisi (lìnoi italini siamo dei goderecci, e per non rinunciare alla vacanza, all’auto o a mangiare fuori siamo disposti a condividere servizi) e la risposta alla domanda sui vantaggi della sharing economy lo dimostra.

E i dati lo dimaostrano, infatti circa il 42% dei consumatori prende in considerazione la possibilità di risparmiare, rispetto al commercio tradizionale. L’economia condivisa ha i suoi vantaggi (il 36% risponde che è vantaggioso “conoscere persone e fare esperienze di consumo innovative con la possibilità di dare un voto ad ogni fornitore”, mentre per il 22% degli intervistati “potrebbe aiutare a creare posti di lavoro”). Quanto alle preoccupazioni legate alla sharing economy, le risposte confermano che c’è tanto da lavorare, soprattutto dal punto di vista normativo per rendere più sicuri i nuovi processi economici.

Quasi la metà dei consumatori (il 47%), infatti, sostiene che “il rischio di affidarsi agli sconosciuti” è ciò che più spaventa della sharing economy; il 32% degli intervistati è scettico, considerandolo un “fenomeno di nicchia, riservato a pochi”, mentre il 21% risponde di non accettare che “quello che paga non sia suo fino in fondo”. Dona infatti afferma: “E’ evidente che siamo di fronte ad una sfida soprattutto culturale e proprio di questo parleremo mercoledì in occasione del ‘Premio Vincenzo Dona’ con grandi esperti del settore”.

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