L’attività migliore per i neonati è la pratica dell’acquaticità

Quale sport si adatta meglio ad un bambino? Spesso è difficile orientarsi fra le molteplici discipline che ci sono oggi. Ma una rimane la più consigliata e che può essere praticata fin dal terzo mese di vita: l’acquaticità. Attenzione non si tratta di nuoto, ma semplicemente si impara a stare a galla e ad andare sotto l’acqua rimanendo in apnea. Niente di più facile per un bambino ancora molto piccolo che vi è particolarmente predisposto perché sono ancora abituato ad un ambiente acquatico, quello del grembo materno. Infatti nei neonati è ancora molto sviluppato l’istinto di chiusura della glottide. Per praticare l’acquaticità si va in piscina con un genitore e ci si affida ad un istruttore. Le lezioni sono studiate per poche persone perché il bambino ha bisogno di tranquillità e di un ambiente sereno. Infatti non è raro che le luci siano soffuse, l’acqua è più calda che in una normale piscina e una musica di sottofondo accompagna il tutto.

Gli esercizi cambiano in base allafascia di età e di anno in anno diventano sempre più stimolanti fino ad arrivare alla massima confidenza con l’acqua per poter passare alla fase successiva, ovvero imparare davvero a nuotare. L’acquaticità si può iniziare a tre mesi, e dura in genere fino ai cinque anni. Quello del genitore è un ruolo determinante nelle prime lezioni, molto di più di quello dell’insegnante. Infatti la mamma o il papà che accompagnano il bambino in acqua sono il vero tramite con il nuovo ambiente e devono trasmettere tranquillità. Perciò si consiglia di non entrare dunque troppo in fretta, nè di agitarsi se il bambino piange, e tantomeno imporre fin da subito delle regole. Dal canto suo l’istruttore, invece, all’inizio dovrà solo osservare e aiutare quando necessario, ma non potrà intromettersi nel rapporto genitore-figlio. Il suo compito è solamente quello di suggerire le manovre e le prese da effettuare creando un ambiente più raccolto nel quale far ambientare il piccolo.

Poi tutto è nelle mani del bambino, sarà lui infatti a lanciare i primi segnali di tranquillità e a dimostrare di essere interessato a quello che sta facendo. Con il passare del tempo sarà più facile imparare nuovi movimenti e anche interagire con gli altri bambini in acqua. MOlto importante è anche creare un gruppo unito in questo genere di attività e stimola fin da subito la socializzazione. Gli esercizi sono sempre proposti sotto forma di gioco e quindi all’inizio saranno semplici galleggiamenti tra le braccia della mamma o del papà, poi attività da praticare con l’ausilio di galleggianti e infine, intorno ai 4 anni, si passerà al vero e proprio galleggiamento da soli, propedeutico per il nuoto. In genere i bambini che praticano acquaticità già da piccoli arrivano alle lezioni di nuoto preparati e possono imparare immediatamente i diversi tipi di stile. Chi invece, per la prima volta entra in una piscina dopo i cinque anni, deve inevitabilmente prima imparare ad instaurare un buon rapporto con l’acqua con le tecniche proprie dell’acquaticità.Molti genitori sono restii a portare i bambini molto piccoli in piscina, soprattutto quando fuori fa molto freddo, per paura che si ammalino. I pediatri consigliano, invece, di farlo perché con l’acquaticitàsi rinforzano notevolmente anche le difese immunitarie.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie