L’Eternit, un killer che ha causato morti in tutto il mondo

L’Eternit, un killer che da più di un secolo fa strage di persone inconsapevoli e di cui solo negli ultimi decenni è stata scoperta la pericolosità per la salute umana. Questo killer è nascosto e seguita a nascondersi, benché bandito dal 1992, dentro le tegole, la lastre, i pannelli, i tubi, le giare, le imbottiture, negli eletrodomestici, nelle pasticche dei freni d’auto, etc. Ha appestato i capannoni industriali, le abitazioni civili, le strutture prefabbricate, le tettoie, le paratie divisorie di scuole e uffici pubblici.

L’Eternit, invecchiando si sfalda generando microfibre che, inalate anche in piccole quantità, si attaccano ai polmoni provocando, a distanza di decenni, senza che nessuno se l’aspetti, maltattie mortali dell’apparato respiratorio, di cui il mesotelioma pleurico è la più frequente.

Casal Monferrato è la città italiana simbolo di questo mortifero ritrovato tecnico, e che più di tutte ne è rimasta tristemente colpita per via di uno stabilimento di Eternit fra i maggiori d’Italia. Ma anche in Sicilia, l’area di Targia e la zona archeologica di Stentinello, ne sono appestate. Quella dell’Eternit fu una produzione su larga scala che, in Italia, continuò fino al 1986. Tale materiale, infatti, possiede particolari caratteristiche di leggerezza e resistenza che, all’epoca, lo resero popolarissimo e utilizzato per gli scopi più vari.

Fino agli anni ’70 l’ Eternit rappresentava lo standard di costruzione degli acquedotti e, sotto forma di lastra ondulata, era molto utilizzato come copertura per tetti e capannoni. Ma l’Eternit raggiunse anche la sfera del quotidiano con la produzione di vasi e sedie da spiaggia.

Una diffusione capillare, quella dell’Eternit, capillare come le morti che ha causato in tutto il mondo. L’Eternit è pericoloso perché le fibre di amianto rilasciate dal materiale usurato sono capaci di provocare il mesotelioma pleurico, una gravissima forma di  cancro di cui, ad oggi, sono migliaia le vittime italiane. Una stima approssimativa, purtroppo: il periodo di incubazione della malattia, infatti, si aggira intorno ai trent’anni. Benché la pericolosità dell’Eternit fosse nota fin dal 1962, la produzione di manufatti, in Italia, continua fino al 1986: gli operai impiegati nelle fabbriche erano quasi totalmente ignari sulle ripercussioni che le polveri di amianto potevano avere sulla loro salute, e le conseguenze di questa omertà furono gravissime.

Esempio eclatante è quello di Casale Monferrato (Al), città in cui sorgeva una delle fabbriche italiane: qui le vittime dell’Eternit non si contano solo tra gli operai della fabbrica: le polveri dai processi di produzione, si dispersero in tutta l’area, contaminando moltissimi tra gli abitanti della cittadina.

Quella dell’Eternit  è una vicenda che, che almeno giuridicamente, si conclude il 13 Febbraio 2012: dopo 62 udienze e tre anni di processo, il Tribunale di Torino ha condannato le persone a capo dell’azienda Eternit (Stephan Schmidheiny, magnate svizzero, e Louis De Cartier De Marchienne, barone belga) a 16 anni per aver mantenuto operative vere e proprie fabbriche killer, nonostante fosse noto che i materiali ivi prodotti potessero uccidere.

Ingiustizia è fatta: Annullata per prescrizione la  condanna

La Corte di Cassazione, accogliendo la tesi del procuratore generale Francesco Iacoviello, ha annullato la condanna a 18 anni di reclusione del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, padrone e Amministratore Delegato della fabbrica Eternit, (uno degli uomini più ricchi del mondo) che si è arricchito sulle pelle di decine di migliaia di operai, lavoratori e cittadini nel mondo.

La ‘giustizia’ ha stabilito che, pur avendo provocato la morte di migliaia di lavoratori e cittadini, essendo passato troppo tempo, il reato è prescritto. Così il responsabile della morte – solo in Italia – di centinaia di lavoratori nei 5 stabilimenti dell’Eternit italiana (Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli e Siracusa) e di migliaia di cittadini rimane impunito e se la cava senza neanche aver chiesto scusa.

Facendo propria la tesi del procuratore generale della Cassazione, che aveva chiesto l’annullamento della sentenza d’appello per prescrizione affermando che «Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto», il Tribunale assolve il colpevole e condanna le vittime, che non saranno neanche risarcite. Per la Corte di Cassazione il diritto di vita e di morte del padrone viene prima della giustizia dovuta alle vittime di un crimine contro l’umanità – di cui tanti si riempiono la bocca – che a Casale come in tanti altri luoghi non solo ha ucciso, ma continua e continuerà ad uccidere ogni giorno.

Per anni Schmidheiny, industriali e manager senza scrupoli, pur di risparmiare pochi centesimi e aumentare i profitti, non hanno esitato a far lavorare gli operai senza adeguate misure di sicurezza, non hanno rispettato le minime misure di prevenzione e di protezione individuale e collettiva che la lavorazione della fibra killer amianto necessitava. Insieme ai lavoratori, sono morti migliaia di cittadini per mesotelioma, tumori polmonari, asbestosi e altre patologie dell’amianto, uomini e donne “colpevoli” solo di aver respirato la fibra killer senza nessuna protezione, e purtroppo altre ne moriranno.

Questo sistema economico, politico, giudiziario basato sullo sfruttamento dell’uomo concede l’impunità e la licenza di uccidere a chi ha soldi per comprarsela. Al danno si aggiunge la beffa.

 

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