Lima, Cop20, conferenza Onu sul clima: test finale della volontà politica

Il 1 Dicembre si terrà a LIma la conferenza delle Nazioni Unite che si porpone di verificare la reale volontà politica di mettere nero su bianco un nuovo accordo globale sul cima, e sarà in questa sede che si dovrà concordare il quadro del nuovo strumento legale che dovrà essere approvato al summit di Parigi per il 2015.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia che seguirà a Lima i negoziati asserisce: “La Cop20 è una cartina di tornasole per la volontà politica di raggiungere un accordo mondiale ambizioso ed equo sul cambiamento climatico. Le conseguenze dell’inazione sarebbero tremende, le alternative ai combustibili fossili stanno già dimostrando tutte le loro potenzialità: dire che la sfida è difficile non è più una scusa valida”.

Per la riduzione sulla ridudione delle emissioni sono stati presi impegni da parte di Cina, Stati Uniti e Unione Europea e non ci resta che sperare che vengano mantenuti, come del resto gli stessi impegni finanziari assunti da alcuni Paesi ad inizio Novembre. Ovviamente uno dei punti salienti sarà la questione della deforestazione che in dase ai dati, nel 2013 ha raggiunto la cifra di 3,3 miliardi di tonnellate, pari all’8% delle emissioni totali. Il Global Carbon Project ha fatto un quadro molto chiaro della situazione: nel 2013 la concentrazione di biossido di carbonio nella composizione chimica dell’atmosfera ha raggiunto le 395 ppm; si tratta della concentrazione più alta registrata negli ultimi 800.000 anni ed è del 43% più alta della concentrazione esistente agli inizi della Rivoluzione Industriale nel 1750 che risultava essere di circa 277 ppm. Ma non si è fermato qui, pechè ha fatto una previsione, indicando la cifra delle emissioni che saranno raggiunte ora a fine 2014: 40 miliardi di tonnellate di Co2, il più alto livello di emissioni toccato nella storia umana, con un incremento del 2,5% rispetto al 2013.

Nonostante il recente rapporto “Futuro Climatico da Amazonia”, sia quasi ovvio ed evidente che la foresta amazzonica gioca un ruolo di primo piano nella regolazione del clima (ruolo incrinato dalla deforestazione, a causa della drastica riduzione dei meccanismi di evapotraspirazione, alterazione nella formazione delle nubi, nella dinamica delle precipitazioni e nei prolungamenti delle stagioni secche con diffusione dei processi di aridificazione in diverse aree amazzoniche), il mondo politico e quello delle multinazionali se ne disinteressano a favore dell’indiscriminato sfruttamento delle risorse e della distruzione totale dell’ecosistema che permette a noi tutti di vivere.

Secondo il Wwf, la lotta alla deforestazione deve essere combattuta su scala globale (attraverso il coinvolgimento delle istituzioni e della società civile) e locale (realizzando percorsi di sostenibilità, insieme alle comunità locali, che dimostrino la possibilità di vivere e utilizzare le foreste nel pieno rispetto degli equilibri ecologici, dei diritti delle comunità locali e dei principi di democrazia e benessere).

Dall’incontro di Lima il Wwf si aspetta che i governi agiscano con sollecitudine per colmare l’emission gap nel periodo pre-2020 attraverso alcuni step: aumentare l’uso di energie rinnovabili al 25% e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2020; aumento degli impegni di riduzione delle emissioni già assunti dai Paesi sviluppati; assicurare che i Paesi in via di sviluppo rafforzino le azioni già intraprese, con il supporto di Paesi sviluppati; supporto immediato alle azioni mirate su foreste e agricoltura.

Per il nuovo accordo 2015 ecco i punti da concordare: un obiettivo globale di adattamento; riconoscere il ruolo centrale dell’adattamento nei contributi dei singoli Paesi; rafforzare il Fondo per l’Adattamento; sostenere azioni per frenare la deforestazione e includere le foreste nell’accordo; concordare un meccanismo di aiuti a chi soffre perdite e danni permanenti dovuti agli impatti del cambiamento climatico.

Infine per il Wwf, i governi devono mettere conoscenza scientifica ed equità al centro del nuovo accordo e questo deve includere: la definizione di un budget di carbonio in linea con la conoscenza scientifica sin qui acquisita, eliminare gradualmente i combustibili fossili e arrivare al 100% di energia rinnovabile entro il 2050; una revisione degli impegni, scientificamente basata e centrata sull’equità; trasparenza sui contributi nazionali. I paesi che non hanno assunto impegni finanziari per il Fondo Verde per il clima dovrebbero sfruttare l’occasione della riunione della Cop20 a Lima e farlo.
Fonte Rinnovabili.it

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie