Maltempo, esondazioni e frane – Quando lo Stato manca, i cittadini muoiono

In questi giorni stiamo assistendo ad un numero sempre più crescente di delitti annunciati. Il responsabile non è il maltempo (come tv e giornali raccontano), ma l’assurda vocazione umana nel considerare le proprie azioni prive di effetti.

Un insieme di concause che concorrono a delineare un quadro tragico in poco più di un mese di piogge, più o meno abbondanti, ma non straordinarie per il periodo dell’anno nel quale ci troviamo. Il primo fattore è di tipo politico. L’elenco delle città colpite e dei morti in meno di un mese è drammatico: Genova (1), Muggia (1), Sgrillozzo (2), Leivi (2), Carrara (1) Varese (1), Biella (1), Crema (1), per un totale di 10 vittime. Il numero,purtroppo, è destinato a salire.
Questi sono omicidi di Stato. Ovvero, morti che avrebbero potuto essere evitate se solo le amministrazioni comunali avessero adottato delle contromisure efficaci per l’arrivo di condizioni atmosferiche rischiose in questo periodo dell’anno e i diversi governi che si sono susseguiti avessero investito parte delle incessanti e sempre più cospicue entrate derivanti dai continui salassi ai contribuenti per scongiurare i pericoli nelle zone idrogeologicamente instabili.
Non solo.

La costruzione (e la seguente irrisoria distruzione da parte del fiume Carrione) di un argine in polistirolo da parte del comune di Carrara la dice lunga sulla volontà di investire nella protezione dei cittadini e delle città. L’inadempienza mossa da distrazione non può essere l’unica ragione. Il dolo è evidente. Oltre alle vittime di questo scellerato sistema di pessima amministrazione, si contano danni che superano, oramai, il miliardo di euro. Con le giuste misure preventive (non come quelle promosse dai funzionari comunali di Genova ricoperti di bonus, nonostante l’esondazione), si sarebbe potuto evitare tutto questo. Osservando meglio la mappa delle città recentemente allagate, non può non balzare all’occhio il non irrilevante particolare che siano tutte del centro-nord.

Ma come, le fortezze rosse, da sempre associate all’eccellenza italiota, crollano sotto folate di vento e secchiate d’acqua?
Ebbene, nel tempo, le cooperative sinistrorse incontrastate dominatrici dalla Toscana in su per più di 20 anni hanno creato un sistema tale da poter sottrarre indebitamente soldi pubblici elargendo tangenti e arricchendosi senza ritegno, mentre gli allarmi sulla sicurezza dei cittadini rimanevano inascoltati o venivano volontariamente tacitati. Il Presidente della Regione Liguria Burlando e il sindaco di Genova Marco Doria, subito dopo l’alluvione, sono corsi in tv a giustificarsi per i mancati avvisi da parte della Protezione Civile. E si sa, se sai giocarti bene le carte sul piccolo schermo, ne esci pulito.

Quindi, incorreggibilmente, ci hanno provato. Finché c’è qualcuno che gli crede, perché non dovrebbero andarci?
Per l’amministrazione comunale di Carrara è andata in maniera leggermente diversa. I cittadini, che forse avevano spento la tv o se la son visti portare via dal fiume di fango che scorreva nelle loro case, hanno preso d’assalto il municipio e, molti di loro, hanno occupato le sale di rappresentanza del comune per chiedere le dimissioni dell’intera giunta dopo aver appreso dell’argine costruito con polistirene. Emblematiche sono anche le dichiarazioni del sindaco di Chiavari Roberto Levaggi usando la frase “Questa notte la città è stata aggredita dall’acqua e dal fango all’improvviso; i cittadini non hanno avuto il tempo di correre ai ripari”, forse per mettere le mani avanti su eventuali accuse di scarsa manutenzione della rete idrica della città che in questo momento è completamente immersa nella melma. Meglio giocare d’anticipo su eventuali contestatori rigonfi di rancore.

L’altra causa è la disinformazione.
I media che enfatizzano le portate dei fenomeni atmosferici. “Bomba d’acqua”, “tromba d’aria”, “città sott’acqua”, “nubifragi”, “la pioggia del terrore” e via dicendo sono solo alcune delle espressioni utilizzate per enfatizzare dei fenomeni più che naturali, soprattutto in autunno, con il chiaro intento di spostare l’attenzione sull’intensità delle piogge che sull’assenza di strategie e interventi da parte della politica. Il compito di informare, di conseguenza, è toccato ai cittadini. In ogni città colpita da frane e allagamenti, vi erano, comunque, persone che cercavano di mettere al corrente cittadinanza e amministrazioni sugli interventi da attuare e sulle possibili conseguenze qualora si trascurasse la questione. Sono rimaste inascoltate, come le grida di dolore dei familiari delle vittime portate via, più che dal fango, dall’incompetenza aggiunta all’assenza di moralità da parte di funzionari dello Stato. Se solo le diverse cittadinanze si fossero informate e attivate per far fronte ai rischi, saremmo a raccontare un’altra storia. Forse, anche un’altro Paese.

Veniamo, quindi, a descrivere l’ultima, ma non meno importante origine di questi misfatti: il disinteresse dei cittadini.
Se è vero che da un parte l’informazione deve essere ricercata e non la si trova già pronta attraverso i media, non costituiscono delle giustificazioni valide l’indifferenza e la staticità della cittadinanza di fronte ad azioni visibilmente criminose da parte delle giunte comunali delle numerose città colpite. Quando l’informazione non ricopre più il ruolo di guardiano del potere, spetta al popolo avanzare in prima linea a difesa della verità e del proprio territorio prima che si compiano atti criminosi. Ciò che invece succede è cercare, a danno avvenuto, qualcuno che rivesta il ruolo di capro espiatorio in modo da avere la possibilità di demonizzarlo e fustigarlo (a parole, s’intende) non in pubblica piazza, bensì, con voce sommessa, in un bar di periferia o tra le mura delle proprie case.

Sono lontani i tempi in cui un ragazzo qualunque come Peppino Impastato gridava sotto casa del boss di Cinisi che “La mafia è una montagna di merda”. Purtroppo, caro Peppino, la mafia ha assunto nuove forme; quella montagna di merda e fango che ora ricopre le nostre città ha seppellito quella voglia, che italiani come te hanno dimostrato di avere, di ribellarsi ai soprusi e al malaffare.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie