Il merlo acquaiolo, il piccolo principe dei torrenti

Il merlo acquaiolo, lo dice il nome stesso, è un frequentatore di cascate e torrenti. Non lo spaventa l’acqua fredda di qualsiasi latitudine. A discapito del suo aspetto apparentemente fragile, non più pesante di pochi grammi, ha degli adattamenti straordinari che lo rendono perfetto per entrare in relazione in una nicchia ecologica difficile – se non estrema – quale è l’interno di un corso d’acqua.

I suoi segreti sono tutti nascosti a uno sguardo esteriore, ma l’evoluzione ci ha messo magistralmente lo zampino.
Niente aiuole urbane e siepi di giardini, la sua caccia si svolge sul letto dei torrenti. I naturalisti e i fotografi amanti della natura commentano l’emersione del merlo, dal fondo dei rii, come lo stapparsi di una bottiglia. Come può un uccellino del genere e a prima vista inadatto essere il piccolo principe dei torrenti?

Innanzi tutto, gli uccelli hanno la ghiandola dell’uropigio. Essa secerne sostanze oleose che vengono spalmate sul piumaggio per impermeabilizzarlo. Bene, nel caso del merlo, è di notevoli dimensioni. Ad allontanare il freddo, poi, vi è un fitto secondo strato di piume sotto quello principale. Le zampe che non sono palmate e non esibiscono caratteristiche da vita acquatica in realtà sono poco irrorate così da evitare inutili perdite di calore. Le ossa, ancora, sono piene di midollo, contrariamente a quelle cave della maggior parte di uccelli.

Ma non finisce qui, andando a perlustrare l’anatomia, scopriamo che la vita subacquea è per il merlo una passeggiata. L’occhio è adattato ai diversi poteri di rifrazione dell’acqua, grazie a dei potenti muscoli, quindi immergendosi, gode di ottima visibilità. Le narici si possono chiudere, per effetto di una membrana. Infine, ciliegina sulla torta, l’animale, quando immerso, tiene le ali semiaperte come gli alettoni di una macchina di formula 1 così riesce a  spingersi verso il basso sfidando la forza della corrente. È un volo stazionario. E sempre con le ali semiaperte passeggia sul fondo alla ricerca di nutrimento come larve di insetti.

L’unica raccomandazione per essere sicuri di vederlo “stappare” da qualche rio è quella di frequentare corsi d’acqua puliti. Non ama vivere, giustamente, in zone inquinate. Per questo proteggere questa specie significa garantire la qualità dei torrenti e allo stesso tempo, la sua presenza è un indicatore prezioso per capire la salute delle nostre acque interne.

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