MOM, incubatrice low cost per neonati prematuri

L’avevamo menzionata qualche tempo fa, come una delle invenzioni più innovative, parliamo di MOM, che, come suggerisce il nome è pensata per le neomamme e i per i loro piccoli. Si tratta di un’incubatrice gonfiabile, economica e di facile trasporto.

E’ stata appositamente ideata peri neonati prematuri dei paesi più disagiati del mondo ed è stata insignita del premio James Dyson Award, l’annuale concorso di design industriale a scopo sociale. Autore del progetto è James Roberts, di soli 23 anni cui l’idea è venuta mentre guardava un documentario della BBC sui rifugiati siriani. Nel documentario si specificava infatti che nei campi profughi ogni anno vengono dati alla luce 150 mila bambini, ma circa 27.500 muoiono perchè prematuri. Allora James, laureando in design industriale alla Loughborough University, ha venduto la propria auto e investito il ricavato per finanziare il suo prototipo.

Ma come è fatta MOM? Il cuore del dispositivo è costituito da pannelli di plastica gonfiabile che avvolgono il bambino e lo tengono al caldo. Un insieme di sensori comandati da una scheda Arduino regola temperatura, umidità e luce, creando le condizioni ottimali per il bambino.
Inoltre un’unità pieghevole di fototerapia può essere integrata per curare i bambini che soffrono di itterizia. In caso di interruzione di corrente, la batterie supplementari dell’incubatrice garantiscono il suo funzionamento per altre 24 ore.

Il giovane designer James, ha ricevuto un premio di 30 mila sterline (38 mila euro) per finanziare i prototipi di MOM, che spera di rendere disponibili sul mercato per il 2017. Produrre MOM costa poco: per una incubatrice tradizionale ci vogliono circa 40 mila euro, mentre MOM si dovrebbe poter mettere in funzione con soli 320 euro, meno di un decimo del prezzo di mercato.

Nel frattempo si cercano sponsor: per l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 75% delle morti neonatali è dovuto alla mancanza di incubatrici. Vale per i campi profughi, ma anche per i paesi in via di sviluppo carenti di strutture ospedaliere o per le zone colpite da calamità naturali.

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