Il Movimento 5 Stelle alla resa dei conti – Attivisti contro staff sulle espulsioni di Artini e Pinna

Succede, a volte, che ti ritrovi con il sedere per terra per diverse volte. È quello che è successo al Movimento 5 stelle prima alle elezioni europee e poi alle regionali in Emilia e Calabria. Nascondersi dietro giustificazioni quali l’elevato astensionismo e l’aumento di voti rispetto ai risultati dello stesso tipo di elezioni nella tornata precedente è solo un pretesto per non affrontare i gravi problemi di organizzazione e strategia che continuano a crescere a dismisura.

Se ricevi due colpi abbastanza forti in testa, come minimo dovresti farti controllare da un medico perché è probabile che ci sia un’emorragia in corso. Invece, si va avanti, raccontandosi che va tutto bene e che si vincerà poi. Se, putacaso, dovessero insorgere delle complicazioni, il rischio di lasciarci la pelle diverrà sempre più elevato. Ed è proprio quello che sta succedendo all’unica forza di opposizione in Parlamento. Dopo la seconda debacle elettorale delle regionali, alcuni parlamentari hanno giustamente affermato che dovrebbe essere rivisto qualcosa, che bisogna farsi controllare quella testa che ha subito diversi colpi perché altrimenti la situazione non può che degenerare.

Lo staff del Movimento, invece, ha utilizzato le sconfitte elettorali per inventarsi di sana pianta altre due espulsioni riguardanti Massimo Artini e Paola Pinna rei di non aver rendicontato sul sito del Movimento, ma solo dai loro blog personale (condizione non sufficiente per decretarne l’allontanamento). Il provvedimento che investe Artini era in odore da tempo. Questa vicenda risale a circa due mesi fa quando il deputato della Commissione Difesa era in corsa per la nomina di capogruppo alla Camera. Artini, da sempre presente sul territorio toscano, ha chiesto ai meetup di organizzare degli incontri per poter dimostrare la sua estraneità alle accuse, mostrando i documenti che ne appuravano l’effettiva innocenza.

Gli attivisti, in seguito a questi incontri, sono rimasti fermamente convinti che il deputato affermasse il vero e che fosse solo un’insinuazione, attraverso un post piccato e senza firma, di uno dei due fondatori del M5S per far vacillare la sua posizione e indurre l’assemblea parlamentare a scegliere un’altra persona al posto del pentastellato di Figline Valdarno.
La mossa riuscì nell’intento di avere un capogruppo diverso da Artini. Evidentemente, la questione non si era chiusa, ma cercava una conclusione favorevole a qualcuno dello staff non appena si fosse presentato il momento opportuno.
Purtroppo per i detrattori del deputato toscano, le motivazioni citate per favorire la sua espulsione da parte degli attivisti è del tutto campata in aria ed è stata smascherata, dagli stessi attivisti, un attimo dopo la messa in rete del voto.
Non è tutto. Secondo il regolamento dei 5 stelle, è l’assemblea dei meetup l’organo preposto all’espulsione di un portavoce eletto; un’altra assemblea che avrebbe potuto decidere di mettere in discussione l’incarico di un deputato è quella parlamentare; la votazione online è solo il passo successivo per ratificare o meno la decisione assembleare. In questo caso, nessuna assemblea ha proposto o suggerito l’allontanamento dei due deputati. Le regole non sono state rispettate. Qualcuno ne dovrà rispondere.

Altra anomalia riscontrata dagli attivisti abilitati alla votazione è l’avviso di votazione comunicato con notevole ritardo. Si vota oggi dalle 10,00 alle 19,00. In rete, giungono notizie di mail arrivate alle 15,00 o non ancora inviate. Tutto molto sospetto. Il comportamento di 5 eletti (su circa 200) ai comuni della Toscana in occasione del primo post accusatorio sul blog di Beppe Grillo aveva destato qualche stupore. Senza sapere di cosa si parlasse e senza chiedere spiegazioni ad Artini avevano emesso comunicati stampa che chiedevano la testa del deputato toscano. Inoltre, quando c’è stato l’incontro chiarificatore di Artini, solo un consigliere su 5 si è presentato per ascoltare le ragioni dell’ex consulente informatico di Figline.

È chiaro che ci sia qualcosa che non quadra. Lo dimostrano i numerosi messaggi d’affetto e di stima per i due deputati saliti, senza giusta causa, sul banco degli imputati. I consiglieri comunali che avevano sposato l’accusa del blog sono ora sfiduciati dalla base o si sono creati dei meetup per conto loro. Tutto ciò non può che alimentare ulteriori perplessità sulla pessima gestione dei gruppi territoriali e sulle scelte a Roma. Il Movimento deve essere trasparenza. Ora è il momento di capire quanto realmente contano i cittadini e gli attivisti che alla causa hanno dedicato parte della loro vita.

In altri partiti, decide una sola persona. Il M5S dovrebbe essere diverso, affidando ruoli di una certa responsabilità a cittadini competenti e onesti. Massimo Artini e Paola Pinna sono un chiaro esempio di tutto questo. Dopo tanti errori commessi dallo staff, questo sembra essere quello meno tollerabile e meno comprensibile di tutti. La loro espulsione sarebbe, con molta probabilità, la fine del sogno. E, a questo Paese, non rimarrebbe altro che suonare il De Profundis.

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