Nuove batterie al sodio in sostituzione di quelle al litio

Che ne direste le vecchie batterie a llitio fosero sostituite da quelle al sodio? Una questione di costi. Ci hanno pensato gli scienziati dell’Ulsan National Institute of Science and Technology (UNIST) in Corea, insieme a un team del Karlsruhe Institute of Technology tedesco, che sono riusciti a sviluppare un nuovo sistema di conversione e storage dell’energia usando della semplice acqua di mare come catodo in una cella a combustibile.

Così il sodio potrebbe sostituire il litio nelle batterie ricaricabili, e questo grazie a al fatto che i meccanismi di stoccaggio per gli ioni sodio sono simili a quelli del litio.
Gli scienziati descrivono il sistema come una sorta di ibrido o una via dimezzo fra una batteria e una cella a combutibile chiamata appunto “cella a combustibile ibrida”. Come accennato all’inizio l’innovazione sta anche nel costo, infatti il team spiega: «Abbiamo progettato un nuovo sistema di conversione e stoccaggio dell’energia, utilizzando acqua di mare o, più precisamente, cloruro di sodio disciolto in acqua di mare. L’uso dell’acqua di mare come fonte di sodio rende superflua ogni processo aggiuntivo, e consente una sostanziale riduzione del costo di produzione per dispositivi di stoccaggio e conversione di energia».

IL sistema funziona così: l’acqua di mare che circola nel sistema open-cathode permette un flusso continuo di ioni di sodio, consentendo al sistema di operare con maggiore stabilità del ciclo permettendo l’applicazione di vari anodi alternativi al sodio metallico e compensando le perdite irreversibili di carica. Elettrodi nanocompositi di carbonio duro e stagno-carbonio sono stati utilizzati con successo come materiali per l’anodo, registrando prestazioni di ciclo stabili.

Nulla da dire sul fatto che le batterie al litio e quelle al sodio sono sistemi promettenti, che forniscono densità di energia teoricamente molto alte. Ma l’impiego di metalli alcalini puri come il litio e sodio per gli anodi crea problemi di sicurezza e di costo, derivanti dalla loro reattività a contatto con l’acqua. Di conseguenza, i costi dei processi di assemblaggio a secco sono proibitivi. Invece la nuova cella ibrida sembra presentarsi come una grande promessa dei sistemi di conversione e stoccaggio energetico di prossima generazione. Permette infatti sia una elevata densità energetica, sia un basso impatto ambientale, sia un basso costo.
Fonte Rinnovabili.it

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