“Parks need Peoples” il nuovo durissimo rapporto di Survival International

Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha l’obiettivo di aiutiare questi ultimi a difendere le loro vite, a proteggere le loro terre e a determinare autonomamente il proprio futuro. Quest’anno, in occasione del Congresso Mondiale sui Parchi, Survival lancia la nuova campagna “Parks Need Peoples”, ovvero “I parchi hanno bisogno dei popoli” ed è il nuovo, durissimo rapporto in cui il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, Survival International, spiega come la conservazione abbia portato allo sfratto di milioni di indigeni dalle “aree protette”.

Survival chiama in causa molte delle principali organizzazioni per la conservazione, tra cui il WWF e The Nature Conservancy. E sottolinea che la campagna United for Wildlife, promossa dai principi William e Harry, non ha risposto agli appelli che la sollecitavano a sostenere il diritto dei popoli indigeni a vivere nelle terre tradizionali e a cacciare per nutrirsi.
Il rapporto è stato lanciato proprio in occasione del Congresso Mondiale sui Parchi che si tiene in questi giorni a Sydney, una conferenza internazionale sulla conservazione delle aree protette che si svolge ogni dieci anni. Il rapporto di Survival denuncia che quasi tutte le aree protette sono, o sono state, terre ancestrali di popoli indigeni; terre che i popoli indigeni hanno gestito, e da cui hanno dipeso, per millenni. Tuttavia, nel nome della “conservazione”:

• i popoli indigeni vengono sfrattati illegalmente da queste terre;
• vengono accusati di “bracconaggio” perché cacciano per procurarsi il cibo”;
• rischiano di essere arrestati, pestati, torturati e uccisi dalle squadre anti-bracconaggio;
• mentre i popoli indigeni sono sfrattati da queste aree, sono benvenuti i turisti e, in alcuni casi, persino i cacciatori di trofei paganti.

Il rapporto “Parks need peoples” indaga su alcuni recenti casi di sfratto, come quello dei Baka in Camerun, dei Boscimani in Botswana e dei popoli tribali dalle Riserve delle tigri in India. Questo modello di conservazione risale alla creazione dei parchi nazionali di Yellowstone e Yosemite avvenuta negli Stati Uniti nel XIX secolo, e a cui seguì lo sfratto violento delle tribù di Nativi Americani. “Mi siedo e mi guardo attorno. Ovunque ci siano i Boscimani, c’è selvaggina. Perché? Perché noi sappiamo come prenderci cura degli animali” ha dichiarato la boscimane Dauqoo Xukuri della Central Kalahari Game Reserve in Botswana.
Secondo il rapporto di Survival, l’attuale modello di conservazione deve cambiare in modo radicale. La conservazione deve rispettare la legge internazionale, proteggere i diritti dei popoli indigeni sulle loro terre, chiedere loro qual è il tipo di aiuto di cui hanno bisogno per proteggere le terre, ascoltarli ed essere poi pronta a sostenerli il più possibile.
“Ogni giorno i conservazionisti spendono milioni di euro, ma l’ambiente è in crisi crescente. È arrivato il momento di aprire gli occhi e capire che c’è un’altra via, decisamente migliore” ha dichiarato oggi il direttore generale di Survival International, Stephen Corry. “Innanzitutto, i diritti dei popoli indigeni devono essere riconosciuti e rispettati. In secondo luogo, questi popoli devono essere trattati come i migliori esperti nella difesa delle loro terre. I conservazionisti devono capire che i partner junior devono essere loro stessi, e non i popoli indigeni.”

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