Settimana Europea per la riduzione di rifiuti – Il Workshop di Rifiuti Zero Firenze

In occasione della Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti, in concomitanza con la Giornata del Non acquisto 2014, è stata organizzata a Firenze, Sabato 29 Novembre, da Il Villaggio dei Popoli, in collaborazione con Cesvot (Centro Sevizi Volontariato Toscana) e lo sportello EcoEquo, una giornata dedicata a numerose attività di sensibilizzazione sul tema della sostenibilità.

Nella mattinata, intorno alle 10,00, si è svolta la passeggiata Migranda, una camminata interculturale per far visitare e conoscere Firenze agli immigrati. Dalle 15 alle 19, invece, diverse sono state le iniziative proposte al pubblico. È stata allestita la Mostra Mostro nella quale sono state esposte le immagini di denuncia del degrado cittadino. Il Ci.Vi.S.M. (Il Circolo Virtuoso da Sant’Ambrogio alle Murate) ha predisposto un punto informazioni per fornire notizie sul progetto e raccogliere le firme contro il degrado urbano. Nelle sale del centro EcoEquo delle Murate si sono svolti corsi gratuiti per la produzione di pasta fatta in casa, mentre all’esterno c’era chi riparava biciclette e altri oggetti e chi piantava qualche seme utilizzando come vasi bottiglie in plastica.

Alle 17,00, è iniziato l’evento di Rifiuti Zero Firenze nel cortile de “Le Murate”. L’agronomo Antonio Di Giovanni, presidente dell’Associazione Rifiuti Zero Firenze, ha presentato il workshop “Da Rifiuto a Risorsa” a cui abbiamo assistito anche noi di Impronta Unika. L’intento dell’iniziativa era quello di dimostrare al pubblico come differenziare al meglio per ridurre al minimo il residuo non compostabile e non riciclabile. Per raggiungere questo scopo, sono stati prelevati dal cassonetto dell’indifferenziata 2 sacchetti dell’immondizia. Sono stati allestiti due banchi.

Su un tavolo erano presenti 5 contenitori per ogni tipo di rifiuto (multimateriale, carta, indifferenziato, organico e riprogettabile). Sul secondo tavolo, sono stati aperti, uno per volta, i due sacchetti. Il contenuto di ogni sacchetto è stato posto sul banco. Ogni materiale estratto veniva esaminato con il pubblico e collocato nella scatola corrispondente al tipo di rifiuto. Nel primo sacchetto di indifferenziata, sono stati estrapolati un barattolo di fagioli integro e non ancora aperto, una confezione di tortellini piena a metà, una scatolina contenente grana padano, fogli di carta, una lametta, una spugna, cotonfiocchi, un vasetto di yoghurt, una lattina di coca cola semipiena, un flacone di shampoo, una confezione di polistirolo contenente un hamburger, fazzoletti vari, ketchup in flacone di plastica, una scatolina di erbe aromatiche con all’interno l’intero contenuto e diversi prodotti organici di scarto.

Via via che si estraevano questi i diversi scarti, sono stati descritti i tipi di rifiuto per poi essere successivamente riposti nel corretto contenitore. Da una busta piena di immondizia di vario genere, solo la lametta, la spugna e i cotonfiocchi sono finiti nella scatola dell’indifferenziato. Gli altri rifiuti sono stati differenziati, riducendo, così, al minimo la produzione non smaltibile. Numerosi sono stati gli interventi del pubblico che, con le loro domande più che opportune, hanno messo comunque in rilievo l’inefficienza comunicativa sullo smistamento di scarti negli appositi contenitori da parte dell’ente che si occupa dell’igiene ambientale a Firenze.

Inoltre, abbiamo appurato che, spesso, non essendo presenti, nei vari punti di raccolta, i cassonetti per ogni tipo di rifiuto, le persone tendono a non differenziare e a gettare tutto quello che producono come scarto in un solo sacchetto che deporranno, poi, all’interno del cassonetto più vicino. Anche il secondo sacchetto utilizzato per la dimostrazione, si è rivelato un mix di materiali che si potevano tranquillamente differenziare, ma che sono stati ammucchiati in un unico contenitore. Barattoli di gelati, mozziconi e pacchetti di sigarette, flaconi di medicinali vuoti, numerosi fazzoletti e una siringa usata risposta nella confezione con la guaina.

Fermiamoci un attimo a pensare cosa succederebbe se scaricassimo tutti questi materiali all’interno di un inceneritore. Cosa pensate possa uscire dal camino in seguito all’incenerimento di questi rifiuti?
“Molti paesi UE come la Germania, la Svezia e la Danimarca, che notoriamente hanno basato per anni le loro politiche di gestione dei rifiuti sull’incenerimento, stanno gradualmente riducendo il loro numero d’impianti, grazie all’elevata percentuale di raccolta differenziata, che permette di inviare sempre più materiali al riciclaggio generando nuova ricchezza e nuovi posti di lavoro. Mentre in Europa si punta a ridurre il numero d’inceneritori, in Italia il governo Renzi con il decreto Sblocca Italia rilancia l’incenerimento dei rifiuti nel nostro Paese. Nell’art. 35 dello Sblocca Italia, vengono definite le “Misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia, dai rifiuti urbani e speciali, costituenti infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”. Gli inceneritori vengono dipinti come impianti che tutelano la salute e l’ambiente e che promuovono la raccolta differenziata ed evitano la costruzione di nuove discariche. Sempre nello stesso articolo, vengono ridotti della metà i tempi per la valutazione d’impatto ambientale e con essi anche quelli per la presentazione di eventuali osservazioni.

Gli impianti d’incenerimento dovranno funzionare al massimo delle loro capacità, che vuol dire bruciare rifiuti urbani e speciali provenienti anche da altre regioni. Questo comporta che regioni virtuose che hanno raggiunto buoni livelli di raccolta differenziata e che stanno riducendo il ricorso all’incenerimento, vedranno vanificare il loro impegno con l’importazione di rifiuti da altre regioni. Questa legge sembra scritta proprio per facilitare la realizzazione dell’incenerimento di Case Passerini che la società Qthermo (Quadrifoglio + Hera) vuole costruire a Firenze.
Il progetto prevede la costruzione di un impianto per bruciare circa 200 mila tonnellate di rifiuti l’anno, per un costo di realizzazione di 135 milioni di euro. L’iter autorizzativo è giunto quasi al termine, infatti è stata già approvata la valutazione d’impatto ambientale (VIA); ora si attende il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) che secondo i tempi procedurali dovrebbe arrivare entro fine anno.

Dopo l’approvazione della VIA, da parte della provincia di Firenze, il Comitato per la piana a Rifiuti Zero ha presentato un ricorso al TAR per contestare la delibera, in quanto molti fattori di rischio non sono stati presi in considerazione, come ad esempio l’effetto cumulativo delle emissioni, la vicinanza al centro abitato e le possibili alternative all’incenerimento dei rifiuti. La raccolta differenziata a Firenze e provincia stenta a decollare e sembra quasi che la Quadrifoglio sia rassegnata ad ottenere una raccolta differenziata che non superi il 50%, in modo da giustificare il bisogno di un inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti. Basterebbe applicare un sistema di raccolta differenziata spinto (porta a porta) e una tariffazione puntuale (paghi in base a quello che produci) per raggiungere percentuali di differenziazione superiori al 70%, come dimostrato dall’esperienza del Consorzio Contarina che serve più di 500 mila abitanti nella provincia di Treviso.

Ma la strada intrapresa è un’altra ed è quella dell’incenerimento dei rifiuti. Vogliamo che anche a Firenze come in tutto il resto del Paese si applichino le buone pratiche, attraverso le quali poter ridurre, recuperare, riciclare e compostare i rifiuti, evitando così la costruzione di nuovi inceneritori che graverebbero sull’ambiente, sulla salute e sull’economia di interi territori. Non abbiamo bisogno dell’art. 35, ma solo di buone pratiche che ci guidino verso Rifiuti Zero”. L’indifferenza non è una buona pratica. Per fare la differenza, differenzia!

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