Lo Zoo di 105 – Il programma satirico fotografa l’Italia

Gli esperimenti sociali forniscono tendenze attendibili sull’andamento o sullo stato di un campione preso in esame. Osservando le ultime scelte degli italiani, dal voto scambiato per 80€ all’astensionismo dipinto di un sempreverde menefreghismo, non si può certo stare tranquilli. Ciò che stiamo vivendo è una situazione molto complicata. Basterebbe davvero poco per sbloccarla. Servirebbe un popolo informato, affamato di giustizia, desideroso di uguaglianza sociale. Ci troviamo, invece, a fare i conti con ignoranza, menefreghismo, opportunismo e arrivismo. Certo, i media telecomandati e sovvenzionati dai partiti hanno una grossa responsabilità, ma se nessuno li seguisse non avrebbero modo di sopravvivere, giusto?
La qualità delle trasmissioni e delle notizie si mantiene costantemente sotto il livello della decenza e della obbiettività.

Tra le rarissime eccezioni, lo Zoo di Radio 105 si distingue dal resto della massa mediatica grazie al fondatore e conduttore della trasmissione, Marco Mazzoli, sempre molto sensibile alle vicende pregne di ingiustizia che tormentano il nostro Paese. Oltre a proporre scenette divertenti (e, talvolta, volutamente prive di senso) che cercano di strappare un sorriso e distogliere, anche se per poco, la mente degli ascoltatori dalle afflizioni quotidiane, è ormai da diverso tempo che la trasmissione tenta di sottoporre all’attenzione del proprio pubblico quelle situazioni nauseanti che generano malessere e discrepanza sociale nella penisola a forma di stivale.
Nella settimana appena trascorsa, abbiamo avuto modo di ascoltare, e apprezzare, un nuovo blocco denominato “l’italiano”, all’interno del seguitissimo programma radiofonico fresco vincitore delle Cuffie d’oro 2014. La novità consiste nel chiamare gli italiani e destarli dal loro immobilismo informandoli sulle notizie che dovrebbero suscitare scalpore e indignazione.

Le risposte dei cittadini al personaggio protagonista della scenetta che illustra le anomalie dell’attuale sistema politico sono di quelle che fanno cadere le braccia. “Non mi interessa”, “non ne capisco niente”, “non sono fatti miei”, “a me fanno tutti schifo” e via dicendo con il festival delle banalità italiche che si sentono anche da coloro con cui spesso ci si ritrova a parlare non appena si prova a discutere di argomenti che ci riguardano da vicino, ma che appaiono sempre distanti e sconnessi dalla nostra vita quando si odono queste affermazioni.
Questo blocco, che possiamo a tutti gli effetti definire un esperimento sociale, ci consegna una fotografia dell’Italia a dir poco allarmante. Anche se si conosce l’indole della maggioranza degli italiani a disinteressarsi delle scelte politiche che ci investono di continuo, averne una dimostrazione attraverso la loro viva voce, grazie al mezzo radiofonico è, comunque, una conferma che c’è da stare poco allegri per il futuro se non si inizia a modificare la nostra mentalità.

Lo stesso Mazzoli si indigna, si arrabbia e si impegna per dare una scossa emotiva a chi ascolta.
Lodevole il suo impegno e la sua determinazione, nonostante intorno a lui e al suo programma ci sia terra bruciata. L’ultimo caso che ha investito il “Programma che non piace” è l’inaspettata condanna a 5 mesi di reclusione di uno dei componenti della trasmissione, Alan Caligiuri, per uno scherzo telefonico effettuato nel 2011. In Italia, purtroppo, funziona in questo modo. Se rubi milioni di euro, sei un “grande” e meriti la libertà per l’astuzia con cui sei riuscito a fregare il prossimo, anche se trattasi di cittadini sull’orlo del baratro economico e sociale. Se sei un professionista che effettua una telefonata scherzosa, rischi seriamente di finire dietro le sbarre, senza che nessuno ti avverta di questa possibilità. A rischio di risultare ripetitivi, dobbiamo mettere in luce queste anomalie sistemiche che colpiscono sempre chi dà fastidio alla “cricca” o chi è più debole. “Questo schifo deve finire”.

Fino ad allora e fino a quando sarà possibile, ascoltate chi parla con il cuore e con i fatti, senza pretendere niente in cambio. È necessario liberarsi dalle gabbie mentali che abbiamo contribuito a costruirci utilizzando ciò che ci veniva imposto. Come iniziare? Non esiste un vademecum, ma spegnere il distributore catodico e metodico di falsità potrebbe essere un buon punto di partenza. Se si necessita di un quadro realistico di quello che sta avvenendo intorno a noi, cominciamo a cambiare le fonti dalle quali attingiamo le informazioni. È paradossale come alcuni programmi radiofonici possano illustrare la vita quotidiana pur non mostrando alcuna immagine, rispetto alla TV.

Lo Zoo di 105 è uno di quelli che lo fa in modo leggero, ma anche schietto e trasparente perché del tutto autonomo e lontano da influenze politiche di ogni sorta. Lo dimostrano le numerose querele e denunce che hanno martoriato i personaggi del radio-talk, oltre ai numerosi e disperati tentativi di chiuderlo. Non ci sono riusciti. La creatura di Marco Mazzoli è viva e resiste, nonostante le intemperie. Si sbatte, lotta e sbraita per chiedere, in un mix adrenalinico di rabbia e satira, di salvare questa nazione. Non resta che sintonizzarsi sulla loro stessa frequenza. Liberate le gabbie! C’è uno Zoo da salvare. Buon ascolto.

“La situazione politica in Italia è grave ma non è seria” – Ennio Flaiano

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