Astici vivi in confezioni con cellophane alla Coop di Firenze

La videocamera di un cliente della catena di supermercati Coop a Firenze ha realizzato un video-denuncia per segnalare la presenza di astici vivi nelle confezioni in cellophane esposte nei banchi frigo del supermercato.

La notizia ha generato subito migliaia di proteste da parte dei consumatori. Perché?
La colpa secondo i denuncianti è del personale che non ha posto fine alla vita degli astici prima della vendita. Interessante punto di vista. Peccato solo che il maltrattamento di questi e di altri animali che quotidianamente viene venduto dai supermercati e, quindi, acquistato dai clienti non sia tanto distante dalla tortura che hanno subito questi organismi ittici ai quali sono state legate le chele, oltre che essere state chiuse da una pellicola di plastica.

La domanda che ci si dovrebbe porre è: se fossi io al posto loro? Come ci troveremmo adagiati su un vassoio senza la possibilità di respirare per via del film che ci riveste? La LAV ha subito emanato il comunicato per sentenziare, giustamente, il maltrattamento di animali. Quanti, però, ne sfuggono alle associazioni e soprattutto a chi dovrebbe controllare l’intero processo di produzione?

La beffa, oltre al danno, è che la Coop aveva scritto sul proprio sito testuali parole: “Nel 2008 Coop ha deciso di non vendere più crostacei vivi su ghiaccio. Per mettere fine alle sofferenze che astici e aragoste incontrano durante la fase di commercializzazione, nel 2008 Coop ha deciso di non vendere più crostacei vivi su ghiaccio, a seguito del parere dell’Istituto Zooprofilattico di Brescia, Centro di referenza nazionale per il benessere animale”. Viva la coerenza. La Coop sei tu. Riflettiamo su questo.

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