A bordo della Iss: l’urina si ricicla e diventa acqua potabile

Come certamente saprete, – spiega Samantha Cristoforetti  nel suo ultimo post sul suo diario di bordo, ricicliamo l’urina  grazie a un’attrezzatura chiamata Urine Processing Assembly, da cui si ottengono due prodotti: uno che diventerà acqua potabile dopo un ulteriore trattamento nel Water Recovery System [sistema di recupero dell’acqua—N.d.T.], e poi gli scarti, un concentrato di tutta la roba nella vostra urina che non volete certamente che entri a far parte della vostra futura tazza… em, sacca di caffè.

Solo la toilette nel Nodo 3 è direttamente collegata all’Urine Processing Assembly. Nella toilette del Modulo di Servizio, usata principalmente dai nostri compagni di equipaggio russi, l’urina viene raccolta in un serbatoio. Naturalmente, per il nostro bilancio dell’acqua di bordo abbiamo bisogno di trasformare anche quell’urina, così alcuni serbatoi pieni di urina si materializzeranno periodicamente in una posizione di stivaggio temporanea nel Nodo 1, e trasferiremo progressivamente l’urina all’UPA.

Se siete fra quelli che trovano questo piuttosto fastidioso o perfino disgustoso, cercate di vederlo in questo modo: la nostra nave spaziale Terra è, fra le molte altre cose, un gigantesco UPA. Semplicemente, non siamo abituati a pensare alla storia precedente delle molecole d’acqua nella nostra bevanda: non avrebbe molto senso, vero? Nemmeno sulla ISS ci pensiamo!

Fra l’altro, devo dichiararmi colpevole e ammettere che oggi non ho per niente contribuito al bilancio dell’acqua. Ma è per una buona ragione: la scienza! Sto facendo una raccolta delle urine delle 24 ore, così dovremo togliere dalla nostra acqua di bordo tutte le mie provette piene, ormai al freddo nel congelatore Melfi. È una di quelle cose per le quali siete un po’ nervosi la prima volta, perché è facile combinare un pasticcio in assenza di peso, ma sono felice di poter dire che è andato tutto liscio e facile!

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