Dai rifiuti umidi con la cottura a pressione nasce il biocarburante

La nostra mentalità sta cambiando e questo cambiamento lo si può avvertire dalla nuova visione che abbiamo dei rifiuti: da problema a risorsa. La presa di coscienza da parte di tutti fa sì che sempre di più sono i rifiuti che non vanno a finire in discarica, ma aumentano i campi di applicazione e i settori in cui essi sono i protagonisti: dal ricilo delle materie prime alla produzione di energia. Uno dei settori in pieno sviluppo è quello dei biocarburanti, ma in questo campo non tutte le tipologie di rifiuti può essere utilizzata. Ad esempio l’umido è difficile da utilizzare negli impianti energetici, proprio perchè il processo di decomposizione è molto veloce ed inizia ben prima che quest’ultimo arrivi a destinazione.

Ma la ricerca non molla mai e grazie ad un team di ricercatori canadesi della University of Guelph è riuscito a trovare una nuova tecnica che permetterà di sfruttare in toto i rifiuti agricoli, impiegando nel processo di generazione dei biocombustibili sia la porzione secca, come trucioli di legno e segatura, che la frazione umida, come le foglie dei pomodori, le bucce e il letame.

Ma come? In verità il processo è molto semplice, come illustrato dal professor Animesh Dutta: l’umido passa attraverso la cottura a pressione e si compatta. In questo modo la materia organica può essere trasportata a destinazione senza degradarsi durante il viaggio.
Il risultato dello studio è stato pubblicato sulla rivista Applied Energy, ed illustra le potenzialità enormi dei biocarburanti nell’industria energetic. I biocombustibili possono infatti fornire la stessa quantità di energia del carbone a prezzi inferiori. Come ha spiegato Dutta: “Abbiamo una risorsa immensa costituita dai rifiuti agricoli che è prontamente disponibile, in grado di produrre energia come la combustione del carbone, senza necessitare di ingenti investimenti iniziali”.

Fino ad oggi gli agricoltori, come ha chiaramente spiegato Dutta, solitamente devono pagare per smaltire i rifiuti prodotti. Graize a questa metodologia invece, possono trasformarli in un guadagno immediato, senza doversi rivolgere a imprese esterne per lo smaltimento. In Nord America, a differenza di quanto avvenuto in Europa, le biomasse finora non hanno conosciuto un grande impiego da parte dell’industria energetica perché il carbone costa meno.

Grazie a questa tecnologia, disponibile entro i prossimi 5-7 anni, ogni grande azienda agricola americana potrebbe incrementare i guadagni, dotandosi di un impianto per il trattamento iniziale dei rifiuti agricoli, da vendere poi alle centrali energetiche per produrre biocarburante destinato al mercato automobilistico.

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