Giornata mondiale dei diritti umani: leader indigeni assassinati per aver rivendicato i loro diritti

In occasione della Giornata mondiale per i diritti umani, che si celebra il 10 dicembre, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni Survival International denuncia la crescente crisi umanitaria che colpisce gli indigeni in tutto il mondo, e ricorda cinque casi di leader assassinati mentre lottavano per la loro terra e i loro diritti:

– Marinalva Manoel, portavoce dei Guarani del Brasile, è stata brutalmente pugnalata a morte e abbandonata sul bordo di una superstrada lo scorso mese di novembre. Lottava perché i Guarani potessero tornare nella loro terra ancestrale, in gran parte occupata dagli allevatori.

– Quattro leader Ashaninka del Perù sono stati uccisi in settembre. Gli Indiani erano noti per il loro lavoro contro il disboscamento illegale nella foresta amazzonica e, per questo, erano diventati un bersaglio.

– Nelle Chittangong Hill Tracts in Bangladesh, l’attivista jumma Timir Baran Chakma (noto anche come Duran Babu Chakma) è stato ucciso in agosto, dopo aver subito torture mentre si trovava sotto la custodia dell’esercito. Gli Jumma subiscono la violenta repressione dei militari bengalesi. Recentemente si è registrato un drammatico aumento degli abusi sessuali contro le donne jumma, che spesso muoiono a seguito delle violenze.

– Nel Papua Occidentale Martinus Yohame, leader indigeno pro-indipendenza, era scomparso in agosto. Il suo corpo è stato ritrovato in mare, in una sacca, legato e crivellato di colpi di proiettile. Il suo assassinio è stato collegato a Kopassus – una forza militare indonesiana speciale con cui nel 2010 gli Stati Uniti hanno rinnovato dei rapporti militari, dopo 12 anni di sospensione a causa delle gravi violazioni dei diritti umani nel paese. Si calcola che da quando il Papua Occidentale è stato brutalmente occupato dall’Indonesia nel 1963, siano già stati uccisi circa 100.000 Papuasi.

– In giugno, un gruppo di Indiani incontattati estremamente vulnerabili è entrato in contatto con una comunità indigena nell’Amazzonia brasiliana, al confine con il Perù. Grazie a una squadra di interpreti si è appreso che il gruppo era in fuga dai violenti attacchi sferrati dagli esterni, che hanno massacrato i loro parenti più anziani e dato fuoco alle loro case. Le tribù incontattate sono le società più vulnerabili del pianeta.

Questi sono solo alcuni dei terribili casi di indigeni assassinati mentre lottavano per le loro terre. Gli assassini dei popoli tribali sfuggono quasi sempre alla giustizia. Survival chiede la fine di questa impunità, un’applicazione più efficace della legge, e la protezione di quei popoli indigeni che vengono presi di mira e minacciati per voler rivendicare i loro diritti e la loro terra.

“A chi pensa che l’assalto del mondo industrializzato sui popoli indigeni sia terminato, questi tragici casi ricordano tristemente che gli omidici, i massacri, e persino i genocidi, continuano” ha dichiarato oggi il Direttore generale di Survival, Stephen Corry. “Le società industrializzate li sottopongono a violenza genocida, a schiavitù e razzismo per poterli derubare di terre, risorse e forza lavoro nel nome del ‘progresso’ e della ‘civilizzazione’. È una delle crisi umanitarie più urgenti e raccapriccianti del nostro tempo.”

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