I giovani e l’alcol: un incontro fatale, può provocare problemi cerebrali

Rispetto a dieci anni fa si e’ drasticamente abbassata la soglia d’eta’ dei giovani che si rivolgono ai servizi sociali per problemi di abuso di alcol, al punto che anche quattordicenni hanno problemi di abuso d’alcol. Negli ultimi anni e’ aumentata la percentuale delle persone con problemi di alcol e nel caso dei giovani si e’ assistito al cambiamento dello stile di assunzione dell’alcol che non e’ piu’ di tipo mediterraneo, ma anglosassone e si esplicita nel fenomeno del “binge drinking”, vale a dire l’assumere alcol in modo compulsivo fino ad ubriacarsi.

Consumare 6 o più bicchieri in poche ore – dichara Emanuele Scafato, presidente della Società italiana di alcologia e direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità –  e anche una sola volta a settimana conduce, al di sotto dei 25 anni, nel giro di poco tempo, a una riduzione del volume dell’ippocampo, parte del cervello deputata all’orientamento e alla memoria.

Il cervello tra i 16 ed i 25 anni va incontro a un rimodellamento che porta alla definizione del cervello adulto, ma l’alcol consumato in questa “finestra” di massima vulnerabilità interferisce sul suo sviluppo, cristallizzando le modalità cognitive e comportamentali in una fase in cui prevale l’attività cerebrale legata all’impulsività e all’emotività, tipiche della gioventù. Perché oggi si inizia a bere così presto? I giovanissimi non bevono in solitudine, per dimenticare i loro guai: la bevuta è il modo per entrare al far parte del gruppo, per sentirsi disinibiti. E la sbornia non è quasi mai un incidente di percorso, ma quello che si cercava. Difficile capire quando il bere diventa un problema e per i giovani è tutto più rapido e tragico. Alla particolare vulnerabilità, connessa all’incapacità di metabolizzare l’alcol, si aggiunge la difficoltà di “agganciare” i minori indirizzandoli verso programmi i cui approcci motivazionali al cambiamento sono calibrati sugli adulti e fanno leva sull’ affetto per la famiglia, i figli, sulle responsabilità connesse al lavoro.

Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanita’, nel 2009, si contavano in Italia 36 milioni di persone che assumono bevande alcoliche secondo una modalita’ definita ”rischiosa o dannosa”. Per Emanuele Scafato, presidente della Societa’ italiana di Alcologia, queste percentuali corrispondono a una platea di oltre 9 milioni di consumatori a rischio, di cui circa un milione e mezzo sono giovani e la meta’ di questi sono sotto l’eta’ minima legale.

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