Green economy, risparmio energetico e sviluppo delle energie rinnovabili: è il futuro dell’Italia

Usa e Cina hanno sottoscritto un piano congiunto per la riduzione delle emissioni di CO² che porterà ad un aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili, in Europa  gli obiettivi stabiliti in fatto di energia, clima ed efficienza sono stati modesti.

Infatti per quanto riguarda la CO² l’obiettivo comunitario è del -40% ma rispetto ai livelli del 1990, che determinerà complessivamente quindi una diminuzione dell’1% annuo delle emissioni; per le rinnovabili, invece, il tetto è fissato al 26% e porterà di fatto ad un aumento dell’energia da queste fonti del solo 0,73% annuo. È stato calcolato che in questo modo si arriverà ad abbattere l’80% delle emissioni solo nel 2080. Fattore non poco rilevante, inoltre, è che l’obiettivo è vincolante a livello continentale, non per i singoli Paesi; fatto che potrebbe produrre notevoli sbilanciamenti fra i partner europei.

Il nostro paese segue lo stesso trend. Sebbene le rinnovabili aumentino la loro incidenza nel mix energetico nazionale, il governo, prima col decreto “Spalma incentivi” e ora con quello “Sbocca Italia”, ha decurtato le tariffe per il fotovoltaico e incoraggia l’estrazione di idrocarburi nell’Adriatico. Gli investitori esteri minacciano di abbandonare la nostra piazza e quelli italiani hanno iniziato già da tempo a guardare altrove.

L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto.

Purtroppo la Strategia Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia.

Il decreto attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura compromettere un’enorme fonte di ricchezza certa per l’economia nazionale: il turismo. D’altra parte il decreto non prende in considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e non semplifica le procedure che ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Il mancato apporto, quantitativamente marginale, delle nostre riserve di combustibili fossili potrebbe essere facilmente compensato riducendo i consumi. Ad esempio, mediante una più diffusa riqualificazione energetica degli edifici, la riduzione del limite di velocità sulle autostrade, incoraggiando i cittadini ad acquistare auto che consumino e inquinino meno, incentivando l’uso delle biciclette e dei mezzi pubblici, trasferendo gradualmente parte del trasporto merci dalla strada alla rotaia o a collegamenti marittimi e, soprattutto, mettendo in atto una campagna di informazione e formazione culturale, a partire dalle scuole, per mettere in luce i vantaggi della riduzione dei consumi individuali e collettivi e dello sviluppo delle fonti rinnovabili rispetto al consumo di combustibili fossili e ad una estesa trivellazione del territorio.

L’unica via percorribile per stimolare una reale innovazione nelle aziende, sostenere l’economia e l’occupazione, diminuire l’inquinamento, evitare futuri aumenti del costo dell’energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Italia da altri Paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la produzione di gas serra e custodire l’incalcolabile valore paesaggistico delle nostre terre e dei nostri mari consiste nella rinuncia definitiva ad estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili e della green economy.

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