Il 2014 l’anno dell’intelligenza artificiale, dall’analisi del Dna alle terapie

Il 2014 sarà ricorordato come l’anno dell’intelligenza artificiale, e la salute è tra le aree principali a beneficiare delle nuove scoperte in questo campo. A rivelarlo un articolo della rivista del Mit Technology Review, che passa in rassegna le principali novità introdotte nel 2014.

Tra le applicazioni più interessanti gli esperti mettono il debutto in corsia del supercomputer Watson, sviluppato dall’Ibm, che aiuterà il New York Genome Center a capire la terapia migliore per dieci pazienti con un tumore analizzando il loro genoma. Sempre l’intelligenza artificiale applicata al Dna, che permette un’analisi ‘ragionata’ di grandi masse di dati, ha permesso lo sviluppo di diversi altri test in grado di predire la terapia più adatta, o persino la necessità o meno di intervento chirurgico nel tumore della tiroide.

Molto presto gli oncologi potrebbero avere un collega ‘virtuale’ al proprio fianco per scegliere la terapia da usare. Infatti, il supercomputer Watson, diventato famoso per aver vinto un gioco a quiz, sarà impiegato in un progetto con il New York Genome Center a caccia di una terapia personalizzata per 20 pazienti con glioblastoma, un tumore al cervello molto aggressivo le cui vittime sopravvivono al massimo 12-14 mesi. Il supercomputer elaborerà i dati ottenuti dalla sequenza del Dna dei tumori dei pazienti, oltre che di quello dei pazienti stessi, confrontandole con il suo database che comprende tutta la letteratura scientifica oltre che informazioni su singoli casi. Partendo dalle mutazioni trovate nei tumori l’intelligenza artificiale cercherà di capire attraverso gli studi scientifici come queste influiscono sulle cellule, se ci sono stati altri tumori con caratteristiche genetiche simili e come sono stati trattati, un lavoro che richiederebbe settimane a un genetista. ”E’ come cercare un ago in un pagliaio – ha spiegato John Kelly, direttore della ricerca Ibm – con un pagliaio enorme”. Il risultato dovrebbe essere una serie di ipotesi di terapia personalizzata tra cui i medici poi sceglieranno quella più adatta. La scelta e gli esiti sui pazienti saranno poi reimmessi nel computer che imparerà dall’esperienza. “Da quando è stato sequenziato il primo Dna più di dieci anni fa abbiamo accumulato una grande massa di dati – ha spiegato Robert Darnell, direttore del New York Genome Center, un consorzio di ricercatori -. La sfida ora è capire come usarli per migliorare i trattamenti”.

Per sfruttare questa area di ricerca in grande espansione sono scesi in campo anche i ‘big’ come Amazon e Google, che hanno messo a punto i loro database genetici da offrire ai ricercatori. Tra le idee messe in campo dalle start up c’è persino una app che aiuta le coppie a concepire elaborando una serie di dati, dalla temperatura corporea all’umore. ”Ci siamo dedicati all’infertilità perchè è un problema che le assicurazioni sanitarie non coprono – spiega l’ideatore Max Levchin, uno dei fondatori di PayPal – ma il principio può essere applicato in molti altri campi”.

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