Massacro di randagi in Romania, una petizione internazionale per fermarlo

Oltre ai massacri quotidiani avvengono avvelenamenti di massa, uccisioni a colpi di arma da fuoco e uccisione a tappeto nei canili, anche se chiamarli canili è un eufemismo, dalle numerose foto che circolano il nome più appropriato sarebbe lager.

Ma come mai la Romania combatte da anni il randagismo nel modo più incivile possibile e non lo risolve con le sterilizzazioni a tappeto, l’unico mezzo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato scientificamente valido? L’origine della situazione attuale si fa ricondurre all’amministrazione di Nicolae Ceauşescu, il dittatore processato e ucciso nel 1989, che aveva voluto cambiare il volto delle città attraverso un ammodernamento che sostituiva le tradizionali casette con giardino con blocchi condominiali. Migliaia di cani usati perlopiù per la guardia vennero abbandonati in massa. Quasi nessuno era sterilizzato. Si riprodussero a ritmo serrato e nei decenni che seguirono la situazione divenne fuori controllo. Nel 2001 il sindaco di Bucarest diede l’ordine di accalappiare e uccidere 40 randagi al giorno. La decisione divenne presto legge e nel novembre 2002 venne applicata a tutto il territorio romeno.

Una petizione internazionale per fermare i masscri: Pubblichiamo di seguito il link a una petizione internazionale promossa con l’obiettivo di fermare il massacro dei cani randagi in Romania; massacro autorizzato lo scorso anno con un contestatissimo provvedimento normativo, contro cui Enpa e Save the Dogs si mobilitarono fin dall’inizio. Da allora, nonostante le ripetute azioni di protesta delle associazioni, poco nulla è cambiato. Per questo è importante aderire alla nuova iniziativa di protesta internazionale che ad oggi ha quasi raggiunto quota 90mila firme. Per sostenere la petizione clicca

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