Ospita più batteri dell’asse del wc: è il nostro lo smartphone

E’ ormai la nostra appendice, lo portiamo ovunque, in tasca, in borsa, in macchina, sta sul comodino, sul tavolo di cucina, sul divano, sulla scrivania dell’ufficio, in palestra, in piscina, insomma lo abbiamo sempre appicciato addosso: è il nostro smartphone. E con lui e su di lui vivono beati una miriade di batteri, anche molto pericolosi. Eccone alcuni, giusto per darci un’idea di cosa ci portiamo dietro e ospitiamo felici senza nemmeno pensarci un attimo.

Pseudomonas aeruginosa: è un batterio molto aggressivo ed è fra quelli più presenti sui cellulari. Come mai? Ha bisogno di pochissime risorse nutritive e spopola, così, sulle superfici più disparate, da quelle dei dispositivi ospedalieri ai lavandini, agli smartphone, appunto. Lo Pseudomonas è anche tra i batteri più resistenti agli antibiotici: un motivo in più per limitare l’uso dei cellulari in ospedale.

Clostridium difficile: da uno studio dell’American Journal of Infection Control emerge che questo batterio è tra i più persistenti su tablet e smartphone, e anche particolarmente difficile da debellare con una semplice passata di panno. Il patogeno è tra i principali responsabili di diarrea e irritazione al colon, e colpisce soprattutto gli anziani o chi ha difese immunitarie basse.

Staphylococcus aureus: attenzione perchè questo batterio normalmente presente sulla cute può provocare manifestazioni morbose e aggressive del patogeno, sotto forma di infezioni più o meno gravi. E’ presente sul 52% dei cellulari maneggiati dal personale sanitario.

Staffilococchi coagulasi negativi: sono responsabili del 30% delle infezioni sanguigne contratte in ospedale e sono presenti sul 15% dei cellulari esaminati in uno studio ghanese. Anche in questo caso si tratta di patogeni resistenti a molti farmaci, difficili da debellare.

Streptococco: ne esistono due tipi: quello di tipo A, responsabile di una delle più frequenti faringo-tonsilliti in età pediatrica; e quello di tipo B, che può causare una vasta gamma di infezioni anche in età adulta, dalle polmoniti alle infezioni del tratto urinario.

Escherichia coli: normalmente presente nel nostro intestino, e necessario al processo digestivo. Quindi un batterio fecale, e il problema sta proprio in questo: il fatto che sia finito sul cellulare potrebbe essere una spia di contaminanti ben peggiori che avvolgono lo schermo del caro smartphone. Un ceppo particolare, l’O157:H7, o Escherichia coli enteroemorragico, associato all’assunzione di cibi contaminati o poco cotti, è particolarmente pericoloso, perché provoca diarrea emorragica, anemia e insufficienza renale.

Coliformi: di solito sono presenti in piante, terriccio e feci. Come per l’Escherichia coli, il fatto che siano presenti sul cellulare non è preoccupante di per sé (per lo meno, se si tratta di piccole quantità). Ma potrebbe essere sintomo di contaminazioni più pericolose.

Corynebacterium: un team di scienziati dell’Università dell’Oregon ne ha trovato campioni su alcuni cellulari nel 2014, ma probabilmente si trattava di versioni non infettive, e meno male perchè questo batterio è infatti all’origine della difterite, una malattia infettiva acuta e contagiosa delle vie aeree superiori che può causare problemi respiratori e complicazioni al cuore e ai nervi cranici. Fortunatamente le vaccinazioni hanno drasticamente ridotto il numero di infezioni nei paesi occidentali. Ecco perché gli esemplari trovati sugli smartphone erano probabilmente innocui.

Lieviti: abbiamo la Candida albicans, responsabile di infezioni al cavo orale e alla vagina, sono normalmente presenti nel corpo umano e limitati, nella diffusione, dal sistema immunitario. Uno studio turco condotto su 200 cellulari utilizzati da personale sanitario negli ospedali ha evidenziato che lieviti e funghi sono presenti sull’11,9 % dei dispositivi mobili. La buona notizia è che difficilmente si contrae un’infezione di questo tipo dai cellulari: ma il dato è sufficiente a farci capire quanto poco puliti siano

Muffe: sono sul 10% dei cellulari. A lungo andare, se inalate possono causare difficoltà respiratorie, come respiro corto, naso chiuso e – in rari casi – infezioni polmonari.

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