Rapporti non protetti per contrarre Hiv, Procura di Bologna apre inchiesta

Rapporti non protetti con sieropositivi. Il fenomeno, sta prendendo piede anche in Italia, soprattutto attraverso il web. Si chiama ‘bugchasing’, consiste in rapporti non protetti con persone che hanno l’HIV, pronte a trasmettere il virus”. Il loro è un vero e proprio “club”. La Polizia Postale ha fatto una segnalazione alla Procura di Bologna, ravvisando le tentate lesioni gravissime per chi offre lo spazio web e per chi si rende disponibile a diffondere il virus.

Le modalità d’ingresso: “Devi avere un’iscrizione attiva da due anni ad un sito d’incontri, e poi inoltrare la richiesta”. L’unica forma di sesso accettata è il “bareback naturale”, cioè senza preservativo, rivolto ai “gift giver: uomini HIV positivi, fieri di esserlo e vogliosi di convertire ragazzi negativi” e ai “bug chasers: uomini HIV negativi, stanchi di esserlo e pronti a godere del piacere di scopare a pelle senza più problemi, ma solo grande piacere”. Ci sono quindi ragazzi che vogliono trasmettere l’HIV, e altri che desiderano diventare sieropositivi; virus diversi dall’HIV non sono ‘accettati’. Le modalità d’incontro sono definite in chat, dove vengono chiarite le ‘parti in causa’ (sei negativo o positivo? ).

Nadia Toffa, a Le Iene del 26 novembre, al primo incontro manda un ragazzo che si finge negativo per poter contrarre il virus. Il ragazzo sieropositivo gli confida che ha preso l’HIV dal suo ex, e con valori di carica virale altissimi: “Quando l’HIV si trasforma, non riescono più a combatterlo. Sono anche ad un passo dalla morte”. Il ragazzo mandato da Nadia Toffa dice di essere alla prima esperienza, al contrario del sieropositivo: “No, anche se tutte le volte mi vengono i rimorsi di coscienza”. E allora perché fa quello che fa? “L’epatite è peggio. E poi per trasgressione: non mi piace il sesso con il goldone. Sarei sempre andato avanti così ma, se non avessi contratto il virus, non l’avrei mai cercato”.

Il ragazzo con l’AIDS fa sesso senza preservativo solo con persone in cura per l’HIV, e quindi controllate. Gli effetti collaterali della terapia anti-virus sono però paragonabili a quelli di una chemioterapia, e in alcuni casi più pesanti. Nadia Toffa snocciola cifre inquietanti: in Italia, il 30 per cento di persone sieropositive non sa di esserlo, tanto che sono ‘solo’ 150mila i sieropositivi noti nel nostro Paese.

Nonostante i progressi della medicina, la società ha ancora una paura ingiustificata nei confronti dell’AIDS, che trova forse la sua origine nello spot degli anni ’80 in cui l’idea era che si diventasse sieropositivi al semplice contatto; l’unica forma di trasmissione del virus è invece quella sessuale. Tornando all’incontro, il ragazzo sieropositivo fa chiarezza: “Ci sono due ceppi, quello europeo e quello africano/asiatico: ognuno ha una terapia differente”. Nella sua follia, il ragazzo malato di AIDS lascia quindi al ragazzo negativo la scelta se contrarre o meno il virus.

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