Vegetariani che tornano a mangiare carne, ecco perchè

La scelta del regime alimentare vegetariano, rientra nelle decisioni di presa di coscienza e responsabilizzazione personale che sono alla portata di tutti ma sembra essere difficile da portare avanti per molto tempo. Una persona su cinque (meno del 20%), ce la fa a rimanere ferma nelle proprie convinzioni, mentre per tutti gli altri sono in agguato i ripensamenti, tanto che più della metà (53%) rinuncia dopo un anno, il 30% dopo appena 3 mesi.

È quanto rivela un sondaggio condotto negli Stati Uniti su 11mila adulti dallo Humane Research Council, ente che si occupa della difesa degli animali. Dal sondaggio emerge che la transizione da una dieta che include carne a una vegetariana o vegana avviene abbastanza rapidamente, in molti casi (65%) nel giro di giorni o settimane ad un’età che in media è di 34 anni, con una forte motivazione iniziale che sembra essere dettata dal fatto che si è convinti che faccia bene alla salute (58%) o si vuole in questo modo tutelare gli animali (27%).

Tuttavia resistere sembra poi difficile; nella maggior parte delle situazioni perchè ci si sente fuori dal gruppo (63%), o perchè si ha difficoltà a mantenere una dieta «pura», cadendo in tentazione soprattutto col pollo e col pesce, che sembrano essere gli alimenti che mancano di più quando si sceglie una dieta prevalentemente a base di frutta, verdura, legumi, cereali e proteine di origine vegetale.

Non solo: nella scelta di tornare a mangiare carne, per un terzo di coloro che prima erano vegetariani o vegani ha «pesato» il rapporto con un partner che non aveva adottato lo stesso tipo di alimentazione. Un 37% di coloro che erano vegani o vegetariani – emerge però dal sondaggio – rifarebbe la scelta, ed è proprio su questo che secondo lo Humane Research Council  bisogna investire per incoraggiare un’alimentazione vegetariana.

Innanzitutto rafforzando le convinzioni che stanno alla base dell’adozione di questo stile di vita, e non di semplice stile alimentare. La scelta vegetariana include solo cibi che non derivano dall’uccisione di animali. Vengono quindi mangiati tutti i tipi di vegetali, le uova, il latte e i suoi derivati e il miele. Ampliando il discorso allo stile di vita, il vegetariano non acquista nemmeno oggetti che derivino dall’uccisione di animali (abiti e oggetti in pelle, pellicce, avorio solo per fare degli esempi). La scelta vegana esclude anche i derivati animali, cioè uova, latte (e derivati) e miele, poiché in questo caso si rifiuta anche lo sfruttamento degli animali, che porta sia direttamente che indirettamente alla loro morte precoce o ne impedisce gravemente il benessere. A seconda che la motivazione per scegliere un’alimentazione ovo-latto vegetariana o vegana sia etica, salutista o ambientalista, ci sono diversi aspetti che entrano in gioco.

Consigli su come rimanere vegetariani e vegani. La scelta su base etica: rifiutare cibi che derivano dall’uccisione immediata di altri animali è alla base della scelta di una dieta vegetariana. È facile vedere il collegamento fra la carne e il pesce che vengono serviti a tavola e l’uccisione di un animale. Per chi abbraccia uno stile di vita vegetariano è altrettanto facile vedere il nesso fra delle scarpe in pelle e l’animale di origine. Per chi sceglie un’alimentazione o uno stile di vita vegano, il discorso si amplia fino alle conseguenze etiche meno “immediate”. Ad esempio, il latte e i suoi derivati vengono rifiutati perché il latte viene sottratto al vitellino che viene allontanato dalla madre dopo pochissimi giorni per essere macellato, stressando anche la madre che partorisce ma non riesce a proteggere il figlio.

Per quanto riguarda il rifiuto delle uova, esso deriva dal fatto che i pulcini maschi delle galline ovaiole vengono uccisi, e le galline stesse vengono spesso amputate del becco perché le condizioni di allevamento in gabbia e a terra sono talmente insopportabili da portare le galline a comportamenti mortali per sé stesse e per le altre. Inoltre, in tutti gli allevamenti, anche in quelli all’aperto e in quelli biologici, le galline vengono uccise poco dopo l’anno e mezzo di vita, perché la loro “resa” di ovaiole cala e non risultano più economicamente vantaggiose. Sul miele va ricordato che le api vengono fumigate anche a morte per prendere il loro miele e l’ape regina può venire mutilata perché non abbandoni l’arnia. La lana in sé non richiederebbe la morte delle pecore, ma le condizioni di allevamento e le esigenze economiche spingono a comportamenti crudeli e a volte mortali per gli animali: le pecore (sia maschi che femmine) subiscono in certi allevamenti la pratica del mulesing, cioè un tipo di amputazione molto doloroso, e i maschi vengono in gran parte castrati. Sia il mulesing che la castrazione vengono generalmente praticati “sul campo”, nel vero senso della parola, senza nessun tipo di anestesia o di sollievo dal dolore nei giorni e nelle settimane successive alle amputazioni. Chi trova eticamente inaccettabile finanziare pratiche mortali o crudeli a danno degli animali, si trova spesso a proprio agio abbracciando la scelta vegetariana o vegana.

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