Art. 25 del Collegato ambientale: una norma da cancellare, ecco perchè

E’ appena arrivato un importante comunicato stampa, inviatoci direttamente dal consorzio CIAL (Consorzio Imballaggi Alluminio), che è il consorzio nazionale senza fini di lucro che rappresenta l’impegno assunto dal oltre 200 imprese, tra produttori di alluminio e produttori e utilizzatori di imballaggi in alluminio, nella ricerca di soluzioni per ridurre e recuperare gli imballaggi, conciliando le esigenze di mercato con quelle di tutela dell’ambiente.

Il Consorzio ha tra i propri obiettivi e compiti quello di garantire il recupero e l’avvio al riciclo degli imballaggi in alluminio post-consumo provenienti dalla raccolta differenziata organizzata dai Comuni italiani: lattine per bevande, scatolette e vaschette per gli alimenti, bombolette aerosol, tubetti, foglio sottile, tappi e chiusure. Quest’attività ha permesso, in questi ultimi anni, grazie a un incremento delle quantità raccolte, di raggiungere e superare gli obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale, rendendo l’Italia un esempio per tutta l’Europa.

Il CIAL è intervenuto alla Audizione che la Commissione Ambiente del Senato ha organizzato per i Consorzi nazionali per il riciclo degli imballaggi, per un motivo importante e molto urgente: sostiene infatti la cancellazione dell’articolo 25 del ‘Collegato Ambientale’, relativa al sistema cauzionale per evitare notevoli ostacoli allo sviluppo di interi settori industriali e un bilancio ambientale appesantito da inutili e crescenti emissioni a causa dell’incremento della movimentazione e del trasporto dei vuoti.

Ecco cosa succederà se l’articolo verrà confermato:
.Verrebbe scardianto l’efficiente sistema del riciclo nazionale, sviluppatosi negli ultimi 15 anni, all’avanguardia tecnologica in Europa
.Peggiorerebbe il bilancio ambientale globale della gestione degli imballaggi di Acqua e Birra
.Incrementerebbe i prezzi al consumo di queste bevande e, conseguentemente, aggraverebbe la crisi dei consumi, rendendo la vita degli esercizi commerciali coinvolti molto più difficile: Creando problemi logistici per la gestione dei vuoti, diminuendo la loro clientela, distruggendo posti di lavoro qualificati, questa è la posizione sostenuta dal Consorzio Imballaggi Alluminio (CIAL) in audizione presso la Commissione Ambiente di Palazzo Madama sul ‘Collegato Ambientale’.

Cesare Maffei, Presidente del Consorzio Imballaggi Alluminio (CIAL), intervenendo in audizione nella Commissione Ambiente di Palazzo Madama sul ‘Collegato Ambientale’ ha dichiarato: “È essenziale ed urgente cancellare la norma sul sistema cauzionale, l’articolo 25 del ‘Collegato Ambientale’, per evitare notevoli gravami ad interi settori industriali e commerciali e anche danni ambientali derivanti dall’inutile incremento di trasporto dei vuoti, vuoti che oggi in Italia vengono efficacemente, dal punto di vista economico ed ambientale, riciclati. Nel caso l’articolo 25 fosse approvato, le forze che lo sostengono in Parlamento dovranno assumersi la piena responsabilità dei suoi effetti nefasti.” L’articolo 25 del Collegato introduce il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi di acqua e birra venduti presso alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri locali pubblici.

E aggiunge: “Prima di tutto, chi scrive questa norma ignora che una lattina di alluminio non è tecnicamente riutilizzabile. Inoltre, l’articolo 25 comprometterebbe la virtuosità che caratterizza il sistema italiano di recupero e riciclo degli imballaggi, oggi in grado di rispettare e, in alcuni casi, perfino superare gli obiettivi ambientali fissati dalla legislazione europea.” Proprio il settore dell’alluminio lo conferma, infatti: nel 2013, grazie al recupero di 43.900 tonnellate di imballaggi in alluminio, si è raggiunto il risultato del 65% di riciclo e sono state evitate emissioni serra pari a 370mila tonnellate di CO2 ed è stata risparmiata energia per oltre 160mila tonnellate equivalenti di petrolio.

L’articolo 25 è una minaccia rilevante per interi settori, anche dal punto di vista economico: “Pensare che la gran parte degli esercenti del settore HoReCa debba ribaltare il costo della cauzione sui clienti e che possa gestire nei propri locali i vuoti resi dai clienti e quindi restituirli ai loro fornitori è un grave errore che sottostima i problemi posti dalla norma e, soprattutto, ignora l’assetto industriale e della distribuzione italiana. Abbiamo un sistema che funziona dal punto di vista economico e ambientale, e non mi pare proprio questo il momento per mettere in discussione una cosa che funziona, nessuno se lo può permettere, tantomeno per obiettivi incerti e non chiari. Si tratterebbe di nuovi costi che inevitabilmente si ripercuoterebbero sui prezzi per i consumatori e sulla sostenibilità dei bilanci di molte aziende”, ha dichiarato il Presidente Maffei,in corso di audizione.

“Oltre a tutto ciò, la beffa finale: dal punto di vista delle aziende del settore imballaggi, è inimmaginabile imporre, nell’arco di sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, di rivisitare impianti e sistemi distributivi sul territorio, tanto più alla luce della natura sperimentale della norma che potrebbe e, sicuramente, verrebbe cancellata dopo la sperimentazione per i danni che potrebbe ulteriormente provocare. Qualcuno pensa che cambiare linee industriali di produzione sia un gioco? Spero proprio di no. Se la sperimentazione si rivelasse un insuccesso chi compenserebbe gli investimenti fatti in linee di packaging diverse, linee di riempimento, impiantistica, sistemi di distribuzione? Milioni e milioni di euro spesi inutilmente. E oggi, cambiare i recenti investimenti milionari fatti da aziende leader nel settore in Italia, che messaggio darebbe? È una follia solo pensarlo. La norma deve essere cancellata”

In base ad una ricerca del 2011 su questa tematica, commissionata dalla Commissione europea ha stabilito, inoltre, che l’adozione di un sistema cauzionale a livello europeo genererebbe mediamente costi sensibilmente superiori ai benefici. E per concludere Maffei ha spiegato: “Il nostro appello ai senatori della Commissione Ambiente, pertanto, è di valutare pienamente i contenuti della norma e di assumersi la responsabilità di una decisione che a nostro avviso, qualora l’articolo 25 non venisse soppresso, avrebbe inevitabili ricadute negative sul piano occupazionale, sul piano industriale, degli esercizi commerciali e dei prezzi al consumo, nonché impatti negativi sulla filiera italiana del riciclo e del recupero degli imballaggi. Il tutto ricordando, dal punto di vista del nostro specifico settore, che le lattine in alluminio per bevande non sono riutilizzabili: ciò offre un’ulteriore conferma di quanto l’articolo 25, che si applicherebbe a tutti gli imballaggi indistintamente, sia una norma tecnicamente sbagliata”.

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