Biotecnologia del sangue: aggiunte piastrine coltivate in laboratorio

Si possono aggiungere al sangue le piastrine coltivate in laboratorio, favorendo così la coagulazione. Il sangue così diventa biotech, e questo è quanto sono riusciti a fare presso il Centro Nazionale per la Ricerca sul Cancro (Cnio), in Spagna, e i cui dati sono stati pubblicati sulla rivista Developmental Cell. La tecnica consiste nle riprogrammare le cellule progenitrici di piastrine, che si chiamano megacariociti.

Una tecnica che potrebbe essere utile a nuove terapie per le malattie dovute al basso numero di piastrine (trombocitopenia). La ricerca, coordinata da Marco Malumbres potrebbe consentire di riportare alla norma il livello delle piastrine permetterà di rendere più efficaci anche molte cure anticancro, spesso sospese proprio a causa della carenza di agenti coagulanti che inducono nei pazienti.

La ricerca sfrutta il meccanismo naturale di formazione delle piastrine, partendo dallo sviluppo delle loro cellule progenitrici. I megacariociti, infatti, crescono fino a diventare cellule giganti, per poi “rompersi” e formare cellule molto più piccole, cioè le piastrine. Il secondo passo è stato utilizzare topi geneticamente modificati per analizzare i fattori di crescita che regolano la formazione di queste cellule giganti.

Si è scoperto così che i megacariociti riescono a crescere in modo anomalo anche quando non hanno la proteina finora considerata indispensabile per l’aumento delle loro dimensioni. Il vero motore della crescita, e della nascita delle piastrine, è un processo chiamato endoreplicazione, osservato finora in alcune cellule della placenta.

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